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Previste nuove spedizioni sulla Luna, alta tecnologia brevettata dagli scienziati per un allestimento sul satellite

Parte il programma di lanci Clps, che porterà sulla Luna dispositivi e attrezzature importantissime.

La Nasa ha  ufficializzato i dettagli del “tesoro” dei 16 carichi che invierà sulla Luna a partire dal prossimo anno. Si tratta della road map del cosiddetto Clps, il Commercial lunar payloads services, che consisterà appunto in una serie di lanci e trasporti di materiali e strumentazioni utili a preparare il ritorno sul nostro satellite di un equipaggio umano nel 2024, secondo i desiderata del presidente Donald Trump e del capo dell’agenzia Jim Bridenstine, o verosimilmente qualche tempo dopo. Insomma, la missione Artemide – di cui faranno parte anche delle astronaute – è ufficialmente partita con questo programma preparatorio. E non è un caso che appena un paio di settimane fa la Nasa abbia presentato gli undici nuovi astronauti che hanno ultimato il più recente programma di formazione e che saranno fra i protagonisti di questa nuova fase di esplorazione lunare.

L’aspetto interessante del Clps è che i mezzi con cui gli strumenti arriveranno sulla Luna saranno costruiti e gestiti da società private. Il punto di partenza sono gli anni: ne sono passati troppi da quando la Nasa ha sospeso ogni analisi “sul terreno”, più o meno dal pensionamento del programma Apollo. Non è mai atterrata con alcun mezzo sul Polo Sud dove si pensa possano esserci riserve di acqua ghiacciata utili a future e prolungate esplorazioni e dove, in effetti, Artemide concentrerà i suoi sforzi. Senza contare che ha a disposizione una grande quantità di novità tecnologiche per i voli spaziali da testare. Dunque era tempo di rimettersi in moto e sperimentare alcuni nuovi dispositivi.

Fra i contenuti dei diversi carichi in partenza ci sono infatti strumenti che consentiranno un atterraggio perfetto sulla superficie come gli Lra e i Ndl, rispettivamente “laser retro-reflector array” e “navigation doppler lidar for precise velocity and range sensing”. Oppure altri progettati appunto per facilitare l’individuazione di acqua e altri elementi nei pressi della superficie o per fornire agli ingegneri indicazioni più precise su come progettare dei lander e dei rover che possano muoversi con più agilità nelle vallate e sui monti che costellano il satellite, anche in ottica marziana.

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