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Fascino e magia nella musica di Pachelbel, il canone in re maggiore

Editoriale – Tra i brani della migliore musica classica non manca di eccellenza il Canone in Re Maggiore di Johann Pachelbel  un importante musicista del periodo barocco nato a Norimberga l’1 settembre 1653 ed ivi dipartito il 3 marzo del 1706. Tra le sue molte composizioni spicca per l’appunto il Canone in Re ovvero il Canone e Giga in Re Maggiore per tre violini e basso continuo.

Da una accurata ricerca sembra proprio che le circostanze della composizione del pezzo siano del tutto sconosciute. Il musicologo tedesco Hans-Joachim Schulze, in una lettera del 1985 narra che il pezzo potrebbe essere stato composto per il matrimonio di Johann Christoph Bach, fratello maggiore di Johann Sebastian Bach e allievo di Johann Pachelbel.

Un altro studioso di musicologia, l’americano Charles  Brewer, ha studiato  nella sua vita una varietà di possibili connessioni tra Pachelbel e la musica da camera pubblicata dal compositore austriaco seicentesco Heinrich Biber. La sua ricerca ha indicato che il Canone in Re Maggiore potrebbe essere stato composto come una sorta di “risposta” ad un Ciaccona che Biber pubblicò come parte della Partia III di Harmonia artificioso-ariosa. Ciò indicherebbe che pezzo di Pachelbel non può essere anteriore al 1696, anno di pubblicazione della collezione di Biber. Altri studiosi invece indicano come presunta data di composizione del Canone in Re nell’anno 1680.

E dunque  non ci sono molte notizie su questo brano avvolgente splendido che incanta ancora oggi con i suoi magici rientri ed uscite che rimbalzano nell’interiorità di chi lo ascolta. Brano  che è rimasto per anni sconosciuto finché nel 1970  fu il direttore d’orchestra francese Jean-François Paillard che  ne fece una registrazione per la Erato Records. Da quel momento il Canone in Re Maggiore di Pachelbel  è diventata una delle composizioni più eseguite in assoluto,

Pachelbel-manoscritto-canone-re-maggiore

La melodia del Canone di Pachelbel è sviluppata a canone, appunto, per tre violini che si alternano nelle imitazioni e il violoncello rimane su un basso di otto note che si ripetono per 28 volte, ossia per tutta la durata del brano. Come si può notare nel titolo della composizione è citata anche una “Giga”, forma musicale a tempo di danza, solitamente in 6/8 di cui però sembra quasi non essercene più traccia in quanto quasi più nessuno la esegue. In pratica la popolarità del brano è tutta sulle spalle del Canone in Re o Canon in D.

Il manoscritto originale del Canone di Pachelbel è conservato alla Staatsbibliothek di Berlino, e qui a lato ne vediamo la riproduzione della prima pagina.

 

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