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Coronavirus, primo caso in Egitto. A Genova cinesi in piazza: “Non siamo virus”

Primo caso di coronavirus in Africa, in Egitto: la conferma arriva dal ministero della Salute egiziano

ROMA – Primo caso di coronavirus in Nord Africa, precisamente in Egitto. Ne dà notizia il portale di informazione Arab News, citando il ministero della Salute egiziano. Il soggetto colpito, del quale non sono stati riferiti altri dettagli, è stato posto in isolamento. Il ministero fa sapere di aver già informato del caso l’Organizzazione mondiale della Sanità.

LOLLOBRIGIDA: DOPO CASO EGITTO ORA SI ATTUI BLOCCO NAVALE

“La notizia di un caso di contagio da Coronavirus in Egitto, il primo dichiarato ufficialmente in Africa, è estremamente allarmante per l’Italia. Se da un lato infatti è stato stabilito il blocco del traffico aereo da e per la Cina, dall’altro riteniamo urgente per la salute pubblica degli italiani attuare lo stesso provvedimento sulle nostre coste, al fine di evitare l’ingresso via mare di persone potenzialmente infette e contagiose. Fratelli d’Italia chiede al governo di attivare il prima possibile un blocco navale”. Lo dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Francesco Lollobrigida.

“Va impedito che l’epidemia del Coronavirus possa dilagare e trasformarsi in pandemia. Era fondamentale attuarlo prima, per bloccare l’immigrazione clandestina, diventa indispensabile farlo adesso, per scongiurare il rischio di contagi. Abbiamo dato atto al ministro Speranza di essere stato efficiente sin dall’inizio, ci auguriamo che voglia continuare ad esserlo spogliandosi da pregiudizi ideologici verso uno strumento oggettivamente necessario”.

A GENOVA CINESI IN PIAZZA: NON SIAMO VIRUS

“Sono quello di sempre, non sono un virus”. La comunità cinese e italo-cinese di Genova scende in piazza oggi pomeriggio, in largo Pertini, davanti al Teatro Carlo Felice. Bandierine rosse e tricolori, al presidio partecipano anche tanti italiani. “La gente ha paura di entrare nei nostri ristoranti, nelle nostre attività commerciali- denuncia il portavoce Giorgio Wong- c’è un crollo totale delle presenze: per le sole attività di ristorazione, i clienti sono diminuiti dal 50 al 70%. Ci sono locali che facevano 200-300 coperti al giorno, che ora hanno più dipendenti che clienti”. Una situazione che, a lungo andare, non danneggia solo la comunità cinese ma, a cascata, anche i fornitori che per l’80% sono italiani.

(www.dire.it)

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