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Rapinatori uccisi, Napoli come Guidonia. Avv. Pini: «In questo caso scriminanti ancora più consistenti»

Guidonia Montecelio, Tivoli. Estate 2017. Un poliziotto libero dal servizio nota due giovani intenti a rapinare un commerciante a bordo di un furgone. Osserva la scena, si avvicina, si qualifica. I due rapinatori gli puntano l’arma, il poliziotto spara, li ferisce. I due giovani muoiono. Dopo si viene a sapere che le armi che avevano impugnato erano finte ma fedelmente riprodotte.

Erano due ragazzi poco più grandi di Ugo Russo, il 15 enne dei quartieri spagnoli che, l’altra notte, ha tentato di rapinare un Carabiniere libero dal servizio e in compagnia della sua fidanzata, puntandogli una pistola alla tempia. Il Carabiniere ha reagito e ha sparato. Uno, due, tre colpi. Il 15enne muore in pronto soccorso, un pronto soccorso devastato dai suoi parenti.

Due casi molto simili. Stessa situazione, stessa dinamica. Sulla questione abbiamo il parere di un professionista, ovvero il legale difensore del poliziotto che sparò e uccise i due rapinatori a Guidonia: l’avvocato Eugenio Pini.

«Il primo doveroso pensiero va al ragazzo minorenne morto e ai suoi familiari che ne piangono la scomparsa. Calandomi, poi – prosegue -, nel freddo contesto giuridico della vicenda, tanto nella ricostruzione dei fatti che nella susseguente perimetrazione giuridica, ritengo siano più che evidenti le analogie con il caso dei due ragazzi morti a Guidonia Montecelio, Tivoli, nel corso di una rapina, a seguito dell’esplosione di colpi di pistola da parte di un appartenente alla Polizia di Stato intervenuto fuori servizio. Difesi l’appartenente alle Forze dell’ordine nel procedimento che ne nacque e che venne archiviato dal GIP, a seguito della richiesta di archiviazione avanzata dall’Ufficio di Procura e della opposizione dei famigliari dei rapinatori, in quanto chiaramente sussistenti le scriminanti ex art. 51, 52 e 53 c.p.».

«Le analogie – tiene a precisare l’avvocato – sono molteplici ma in particolare, anche in quel caso è stata usata la replica di una pistola e anche in quel caso l’appartenente si è qualificato ai rapinatori. Ritengo – conclude – che in questo caso le scriminanti debbano ritenersi ancora più consistenti e pregnanti, in ragione del fatto che la figura della persona offesa dal reato di rapina sia proprio il Carabiniere intervenuto».

 

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