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COVID-19: Nelle aree con più alta concentrazione di polveri sottili il tasso di letalità è maggiore.

ROMA – Uno studio dell’Università di Harvard aggiunge prove solide al presunto legame tra inquinamento atmosferico e gravità dell’epidemia da COVID-19. Secondo la nuova analisi, le aree geografiche con le più elevate concentrazioni di polveri sottili 2.5 (le più fini, capaci di entrare negli alveoli polmonari, dove avviene l’ossigenazione del sangue) sono anche quelle con il tasso di letalità più elevato da COVID-19. Ci sarebbe insomma un legame statistico molto solido tra l’esposizione a lungo termine al particolato atmosferico e la probabilità di incorrere nelle forme più gravi della malattia.

La ricerca  che è stata sottomessa per la revisione al New England Journal of Medicine, fa seguito ad altri studi che hanno visto nello smog un ulteriore fattore di rischio per gli esiti della COVID-19.

Uno di questi, condotto in Italia e pubblicato il 4 aprile sulla rivista scientifica Environmental Pollution, conclude che l’alto livello di inquinamento atmosferico sulla Pianura Padana (una delle aree più inquinate d’Europa) potrebbe aver contribuito all’elevata letalità dell’infezione in questa zona geografica. Basta un piccolo aumento del livello di polveri sottili (un microgrammo per metro cubo corrisponde a una singola unità) per vedere notevolmente aumentare il rischio di conseguenze gravi della COVID-19: l’esposizione prolungata a questi inquinanti era già stata collegata a un incremento di morte per qualunque causa, ma questo aumento appare 20 volte più elevato per le morti da coronavirus.

 

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