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Sapevate che il veleno d’ape contiene “melittina” che potrebbe combattere il cancro al seno? A rivelarlo è lo studio di “Nature Precision Oncology”

ROMA – Le api oltre ad essere le più grandi contribuenti al prolifero della vita, grazie all’impollinazione artificiale, sono anche le produttrici del liquido aureo, meglio conosciuto come miele o bevanda degli dei. Come se non bastasse esse potrebbero avere in serbo per noi anche un altro regalo: il loro veleno sembra in grado di distruggere, in vitro, le cellule di due forme molto aggressive di cancro al seno, il tumore triplo negativo e quello HER-2 positivo.

Merito della melittina, la componente principale del veleno d’ape, una sostanza che provoca violente reazioni allergiche in una piccola parte della popolazione e della quale erano già note le proprietà anti-cancro. I nuovi risultati sono stati descritti su Nature Precision Oncology.

Come se non bastassero il miele, la propoli e l’indispensabile attività di impollinazione, le api potrebbero avere in serbo per noi anche un altro regalo: il loro veleno sembra in grado di distruggere, in vitro, le cellule di due forme molto aggressive di cancro al seno, il tumore triplo negativo e quello HER-2 positivo. Merito della melittina, la componente principale del veleno d’ape, una sostanza che provoca violente reazioni allergiche in una piccola parte della popolazione e della quale erano già note le proprietà anti-cancro.

La scoperta apre risvolti promettenti, ma dovrà essere supportata da ulteriori studi: come fanno notare gli stessi autori dello studio, gli scienziati dell’Harry Perkins Institute of Medical Research (Australia), esistono migliaia di composti chimici capaci di neutralizzare le cellule cancerose in laboratorio, ma pochi di questi approdano poi a un utilizzo clinico sull’uomo.

La scoperta apre risvolti promettenti, ma dovrà essere supportata da ulteriori studi: come fanno notare gli stessi autori dello studio, gli scienziati dell’Harry Perkins Institute of Medical Research (Australia), esistono migliaia di composti chimici capaci di neutralizzare le cellule cancerose in laboratorio, ma pochi di questi approdano poi a un utilizzo clinico sull’uomo.

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