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La solitudine psicologica ai tempi del Sars-covid19

EDITORIALE –  Siamo in autunno e l’inverno è bussante alle porte, l’aria si condensa ed è più fredda, i corpi vengono minacciati dai ghiaccianti venti e il rischio di ammalarsi è abbastanza elevato. Sono terminate le belle stagioni e la stasi dei contagi da coronavirus si mobilizza verso  l’aumento epidemiologico.

E bene si al tamponamento maggiore di persone si rilevano più positivi e la curva sale, il governo annuncia un’analisi del quadro emergenziale critica, comunica attraverso i media instaurando attraverso questi messaggi di paura e terrorismo psicologico.

Le persone non sanno come comportarsi si vedono spogliate difronte ad un virus invisibile, hanno paura di morire o di far ammalare i propri cari, sono costrette a seguire regole comportamentali di fronte ad un virus che sostanzialmente per le fasce piccole e medie non è letale, mentre a rischio sono gli anziani e soggetti polipatologici.

La mortalità del virus si approssima dallo 0,3% allo 0,25% è oggettivamente meno pericoloso di tante altre malattie o virus. Poiché i Mass media diffondono continuamente notizie allarmistiche, si crea nella popolazione una morte psicologica precoce di vivere. Tutto sembra fermarsi, riunioni, abbracci tra amici e parenti, strette di mano tra colleghi o conoscenti, lavoro, sport e tutto ciò che ruota intorno alla vita sociale dell’uomo. In realtà anche se i governi in fin dei conti costringono il popolo a regole protezionistiche, non lo fanno certamente per il loro bene ma sicuramente per un fine d’interesse economico, annientano le menti con l’utilizzo della cattiva informazione e le riducono al fenomeno del branco.

Come mezzo di libertà mentale dovrebbe essere utilizzata la cultura, affinché la cattiva informazione non influenzi le nostre vite. Studiamo, impariamo, domandiamo e la nostra capacità di vivere da protagonisti e non da spettatori cambierà.

Prenderemo più coscienza di noi stessi e della vita, non permetteremo a potenti di governare il nostro spirito, perché esso é libero di sua natura, a questa noi apparteniamo, ossia alla natura di uomini liberi.

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