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Draghi: “Stretta su export vaccini e operatori no-vax, riaperture? Decidono i dati”

ROMA – La stretta dell’Unione Europea sull’export dei vaccini, la campagna vaccinale, il rapporto con le regioni, la riapertura delle scuole e delle attività economiche: è una conferenza stampa a tutto campo quella che il premier Mario Draghi tiene per chiarire le decisioni del Consiglio Europeo e la linea del governo in questa fase della pandemia.

Si parte dal nuovo atteggiamento dell’Ue sull’export dei vaccini: “maglie più larghe”, spiega il premier, per permettere lo stop all’export delle dosi prodotte in Europa non solo in caso di “non rispetto del contratto da parte di una società”, ma anche in base al comportamento del paese che quelle dosi dovrebbe ricevere. Ma, assicura Draghi, questa norma non vuole colpire la Gran Bretagna quanto “le società che non rispettano i patti: si ha la sensazione che alcune società si siano vendute le cose due o tre volte”.

Sulla campagna vaccinale il premier torna a richiamare le Regioni a rimettere al centro il criterio dell’età, frena sull’acquisto autonomo da parte delle Regioni del vaccino Sputnik che “non sarà autorizzato da Ema prima di tre o quattro mesi” ed annuncia un intervento del governo per l’obbligo di vaccinazione per gli operatori sanitari. Per quanto riguarda le aperture, spiega ancora Draghi, “decideranno i dati”, mentre per le scuole chiarisce: “Ci sono state scelte dei governatori sulla chiusure delle scuole che dovranno essere riconsiderate. La scuola fino alla prima media è fonte di contagio in maniera molto limitata. L’obiettivo è riaprirle dopo Pasqua“.

“La regola introdotta della Commissione allarga la rete in cui possono cadere le società che esportano vaccini e nello stesso tempo introduce un criterio di attenzione ai provvedimenti che possono interrompere la produzione dei vaccini”. Così il premier Mario Draghi spiega in conferenza stampa le decisioni del consiglio Europeo in relazione all’esportazione di vaccini.

“Prima- chiarisce il premier- l’unico requisito per lo stop all’export di un certo vaccino era il non rispetto del contratto da parte di una società. Ieri la commissione ha allargato il criterio introducendo le parole proporzionalità e reciprocità. Conta anche cosa fa il Paese verso cui un vaccino è diretto, ovvero se consente o meno le esportazioni. La proporzionalità e un criterio più sottile, riguarda la spedizione di vaccini verso un Paese che ha una percentuale già alta di vaccinati”.

Blocco totale per i vaccini nel Regno Unito? “Io credo vada considerato per le società che non rispettano i patti. Non faccio nomi- dice Draghi- ma si ha la sensazione che alcune società si siano vendute le cose due o tre volte”.

“Pensare- aggiunge ancora Draghi- a un cambio di modello di distribuzione no, noi e la Germania abbiamo deciso di no. Ora possiamo ovviare a questa fase dividendoci le dosi di Pfizer in più, la discussione è su questo“.

Di Alfonso Raimo, Luca Monticelli e Antonio Bravetti

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