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Politiche fiscali in pandemia, pubblicato il rapporto Ocse: “Tax Policy Reforms 2021”

Il report dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico illustra i risultati dell’analisi di dati e informazioni provenienti da 66 nazioni

Roma 24 Mag 2021 – La portata del sostegno fornito dagli Stati alle famiglie e alle aziende alle prese con la crisi economica causata dalla pandemia del Covid-19 ha raggiunto livelli mai raggiunti prima in molti Paesi. Con il rapporto Tax Policy Reforms 2021, pubblicato da poco, l’Ocse fa il punto sulle caratteristiche delle risposte fiscali messe in campo dalle nazioni dopo lo scoppio della pandemia da coronavirus. Il report illustra i risultati dell’analisi di dati e informazioni provenienti da 66 nazioni composte dai membri del G20 e dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ai quali si aggiungono ulteriori 21 Paesi membri dell’Inclusive Framework on Base Erosion and Profit Shifting. In particolare, un capitolo del rapporto è dedicato ai suggerimenti che gli economisti dell’Ocse rivolgono alle istituzioni dei Paesi colpiti dalla pandemia. Del resto, affrontare nel modo giusto le sfide che il futuro post-coronavirus ha in serbo per la comunità internazionale sarà indispensabile.

Per l’Organizzazione di Parigi, quindi, oggi si può affermare senza dubbio che la reazione dei governi a questa crisi è stata senza precedenti. Tra le misure approvate dalle varie giurisdizioni con lo scopo di sostenere i redditi, difendere i lavoratori e salvare le aziende l’Ocse ricorda le seguenti: garanzie sui prestiti, programmi di mantenimento del posto di lavoro, trasferimenti diretti, benefici e agevolazioni tributarie di vario genere e grado.
L’Ocse evidenzia – e non è la prima volta –  che le prime misure fiscali approvate miravano ad alleviare la mancanza di liquidità delle imprese che a loro volta si sarebbe poi tradotta – se non contrastata immediatamente – in problemi come il licenziamento dei lavoratori, l’incapacità di pagare i fornitori e i creditori e, nel peggiore dei casi, in fallimenti e chiusure diffuse di attività economiche. Parallelamente, molti Paesi hanno introdotto anche misure di sostegno diretto alle famiglie, a partire dall’erogazione di aiuti economici e dalle agevolazioni tributarie di varia natura (sospensione dei versamenti, degli obblighi dichiarativi, eccetera).
Una volta introdotte, molte di queste misure sono state prorogate. Successivamente, invece, le misure anti crisi messe in campo dagli attori della finanza pubblica hanno virato maggiormente verso gli stimoli alla ripresa economica, inclusi incentivi fiscali sugli investimenti e aliquote Iva ridotte mirate ai settori più colpiti. Nella maggior parte dei casi, queste misure di stimolo sono entrate in vigore aggiungendosi  alle altre misure di emergenza, senza cioè determinare il ritiro delle prime.
Se si guarda ai trend del periodo, una tendenza significativa osservata nell’ultimo anno è quella relativa ai numerosi casi di annunci di innalzamento di tasse e imposte, in alcuni casi in forma una tantum o temporanea ma per lo più di natura permanente. In alcuni casi si tratta della conferma di tendenze presenti precedentemente alla crisi pandemica (è successo ad esempio per le accise sui carburanti e per le tasse sulle emissioni di Co2). Contemporaneamente, però, negli ultimi tempi sono emerse tendenze innovative, come l’aumento delle imposte sui contribuenti ad alto reddito. In sette Paesi coinvolti dalla ricerca presentata nel rapporto dell’Ocse, infatti, si è verificato proprio l’aumento delle aliquote dell’imposta sul reddito delle persone fisiche previste per lo scaglione di reddito più elevato.

Venendo alla parte construens del rapporto, l’Ocse si unisce al coro di altre istituzioni internazionali (il Fondo monetario per primo) suggerendo innanzitutto di non ritirare troppo prematuramente le varie forme di sostegno alle imprese e alle famiglie gravemente colpite. Sarebbe inoltre preferibile, è il commento degli autori del volume, prevedere approcci di “atterraggio morbido” per la fase in cui i programmi di aiuto verranno ritirati, ad esempio garantendo la possibilità di versare le imposte sospese nel periodo emergenziale in rate fiscali senza interessi. La conclusione del report è rivolta al futuro, si spera non troppo remoto. Una volta che la comunità internazionale avrà superato la pandemia, tutti gli Stati avranno l’opportunità di esaminare quanto fatto in materia di politiche fiscali e di finanza pubblica e valutarne attentamente gli effetti. A quel punto sarà possibile imparare alcune importanti lezioni da quanto successo e capire cosa ha funzionato e cosa no.

L’informativa è stata pubblicata da “www.flexad.it

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