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“Aprimi gli occhi ancora”, ritrovare la speranza dopo la perdita di una persona amata. Intervista a Monica Ronzan

Pensato dall’autrice come dono di speranza, questo romanzo getta una luce inaspettata sulla presenza di chi ci lascia, che come un faro sempre acceso continua a illuminare il nostro cammino di vita.

Alberto e Monica sono solo due adolescenti quando si incontrano per la prima volta. Presto la loro amicizia si trasformerà in amore incondizionato e, nonostante le numerose difficoltà dovute alla precaria salute di lei, il loro rapporto diventa sempre più forte e solido. Il tempo passa felicemente alle prese con la vita di tutti i giorni ma, dopo qualche anno dalla nascita della figlia Gloria, Alberto muore improvvisamente per un grave incidente stradale. La vita di Monica dopo la morte del marito si ferma, la sua quotidianità diventa una spirale di dolore disperato e senza senso.

Aprimi gli occhi ancora (Viola Editrice, 2021) è un romanzo che parla di vita vissuta, fa vibrare il cuore e l’anima di chi si perde tra le sue pagine. La parola significativa che apre il libro è “OLTRE”, perché la storia conduce il lettore a aprirsi a una dimensione ulteriore ma incredibilmente vicina a quella che viviamo. Uno spazio reale in cui le persone che amiamo, e che non ci sono più, sono comunque accanto a noi per proteggerci indicando la strada da percorrere, e “aprirci gli occhi” nei momenti in cui tutto sembra perduto.

Alberto, che è anche la voce narrante, non ha intenzione di abbandonare la sua famiglia, e accompagna Monica verso l’elaborazione di quel lutto per lei troppo grande da accettare. Facendosi presente nei sogni e in significativi dettagli quotidiani, condurrà sua moglie verso la strada della rinascita, illuminandola di quella stessa luce che fa brillare ancora oggi il loro amore. Solo accogliendo il dolore e imparando a aprirsi all’accettazione Monica supererà quel momento di forte depressione. Lo farà per se stessa, per sua figlia Gloria e per la sua famiglia, che la ama e non l’ha mai abbandonata. Soprattutto lo farà per Alberto, per lui che con la sua “presenza” le ha fatto aprire gli occhi, ancora.

Tra i meriti ottenuti il libro è arrivato terzo classificato al Premio Vitruvio di Lecce, 2022 – XVII Edizione di cui un brano estratto dal libro è stato incluso nell’antologia del premio. Ha ottenuto la segnalazione di merito del Presidente di giuria del Premio Irdidestinazionearte, città di Firenze. Un paragrafo del romanzo è stato inserito nell’antologia Du Côte de Beauté, Anthologie bilingue d’escrevains italiens a Paris.

Incontriamo l’autrice Monica Ronzan.

Quando hai maturato la decisione di scrivere il tuo primo romanzo?

“Inizialmente l’idea era quella di fare una raccolta di pensieri, frasi e sogni vissuti con Alberto prima e “dopo”. In un secondo tempo ho invece pensato di scrivere un racconto romanzato e così è nato Aprimi gli occhi ancora. L’ho scritto tra il 2019 e il 2020″.

Mi ha colpito il fatto hai dedicato il libro a te stessa, quella Monica “fragile, debole, timorosa”. È stato difficile far conoscere questa parte di te?

“In realtà non amo condividere questo aspetto del mio carattere. Nel libro, infatti, descrivo la forza di reagire al dolore ma la fragilità l’ho tenuta nascosta. Credo che nessuno conosca davvero profondamente la mia debolezza, che spesso viene scambiata per superbia. A volte, nei momenti di difficoltà, mi accarezzo da sola il viso e mi dico: “solo alla morte non c’è soluzione, tutto il resto si risolve”. E così cammino, passo dopo passo”.

Il romanzo è scritto dal punto di vista di Alberto, tuo marito, è lui la voce narrante. Puoi dirci qualcosa in più rispetto a questa scelta?

“Alberto era una persona molto tranquilla ma aveva sempre qualcosa da dire. Se ne è andato con delle missioni incompiute, quindi un giorno gli ho detto testuali parole: “apri gli occhi e parlami ancora”. Lo sognavo e scrivevo, lo pensavo e scrivevo, ero triste e scrivevo. Alla fine del manoscritto ho scoperto che ha aperto gli occhi a me”.

Avere il coraggio di raccontare una perdita così grande. Chi o cosa ti ha aiutato nella stesura del tuo libro?

“Mi ha aiutata Alberto. Ho solamente romanzato quello che lui mi ha dettato nel tempo. Il manoscritto l’ho scritto da sola nel silenzio di notti infinite. Una volta terminato, l’ho fatto leggere a un amico di vecchia data, il quale si è commosso. Ho capito che forse potevo provare a inviarlo a qualche casa editrice”.

Cosa diresti a chi si trova a vivere un momento in cui tutto sembra vuoto e inutile?

“È fondamentale e necessario fare spazio al dolore per dedicarsi alla fase dell’accettazione. È importante verificare il tempo che trascorre tra una fase e l’altra per non cadere nell’abisso della depressione profonda”.

Dove si trova la forza di ricominciare?

“Nella volontà di amare e nella capacità di accogliere l’amore”.

Credi che la scrittura abbia una funzione terapeutica?

“Assolutamente si, da sempre. Quand’ero adolescente tutte le ragazzine tenevano un diario segreto, e qui si apre un tema molto ampio e profondo, basti pensare che molte violenze familiari sono state scoperte grazie a questi diari”.

Quale messaggio vuoi lasciare ai lettori del tuo libro?

“La speranza.

Voglio che il lettore, leggendo l’ultima pagina di Aprimi gli occhi ancora, chiuda il libro con un leggero sorriso, e che veda un colore: il bianco”.

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