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“All’interno degli strappi della nostra vita si può sempre vedere uno spiraglio di luce”. Intervista a Giovanna Pappalettera, autrice del romanzo “Strappi di luce”

Tre donne. Letizia, Simona e Sara, si trovano sullo stesso treno diretto in Sicilia. Seppur molto diverse tra loro, hanno stati d’animo affini. Tutte e tre, infatti, si sentono perdute all’interno di un labirinto di pensieri, in un momento cruciale delle loro vite in cui dover decidere se cedere o continuare a credere che la vita possa sorprendere anche dopo tanti fallimenti. Simona deve fare i conti con una relazione malata, nella solitudine della maternità; Sara con la morte dell’amato fidanzato dopo un fatale incidente; Letizia, di origini peruviane, fatica a integrarsi nel tessuto sociale romano e a trovare un lavoro stabile. In tutte e tre le donne, a un certo punto, scatta un meccanismo di salvezza. Ogni incontro e situazione che vivono diventa un momento di riflessione e di messa in discussione, un percorso di consapevolezza. Si ritroveranno proprio quando pensavano di dissolversi. Strappi di luce è un romanzo corale. Personaggi, azione, ambienti e paesaggio tendono a unirsi in un insieme armonico, fino a costituire voci di un unico coro femminile.

Intervista all’autrice

Già autrice di tre romanzidi narrativa, torni con il tuo ultimo libro “Strappi di luce”. Cosa troverà di nuovo il lettore in questa pubblicazione e quali differenze rispetto alle opere precedenti?

Strappi di luce è un romanzo a cui tengo particolarmente e a cui sono arrivata dopo un lungo percorso in salita. In questa storia ho potuto non solo dare voce ad alcune ombre del mio cuore ma sperimentare uno stile narrativo più originale, intimistico, caratterizzato da continui flussi di coscienza. Si tratta di un romanzo corale, che va a scavare i personaggi a livello psicologico, fino a metterli a nudo. Ho cercato di giocare sull’alternanza dei punti di vista, sulle opinioni che gli altri possono a volte farsi di noi senza conoscerci. In questa storia, infatti, gli sguardi tra le tre protagoniste si incrociano durante tutto il viaggio in treno ma l’opinione è quasi sempre sbagliata, una crede dell’altra cose in realtà non vere, sorrisi e felicità lì dove invece ci sono solo tristezza e lacrime.

Hai scritto una storia tutta al femminile: Simona, Letizia e Sara sono le protagoniste del libro. Quali tematiche hai affrontato attraverso le vicende di queste tre donne?

Le tre protagoniste affrontano non solo un viaggio fisico ma anche un vero e proprio viaggio introspettivo, che le aiuterà a ricucire gli strappi causati dalla vita. Tratto tematiche femminili molto attuali con toni a volte diretti e crudi. Sono storie di resilienza, di emancipazione, di violenza psicologica, di dipendenza affettiva, di lutto. Ciò che accomuna le donne e che tiene insieme le loro storie è la rabbia e la frustrazione di sentirsi bloccate in una situazione che hanno scelto fino a un certo punto e che si è rivelata difficile da gestire. Simona è una giovane mamma che deve fare i conti con una relazione malata; Sara è una ragazza che affronta il lutto per la morte dell’amato fidanzato; Letizia, di origini peruviane, fatica a integrarsi nel tessuto sociale romano e a trovare un lavoro stabile. Un filo di speranza collega queste tre storie.

Ci sono elementi biografici, esperienze di vita, o ideali, che ti hanno ispirato e aiutato a sviluppare la trama?

In tutte le mie storie, grazie alle mie protagoniste, riesco a esprimere una parte di me, è inevitabile, anche perché utilizzo spesso la scrittura come un modo per riflettere sul mio percorso. Con Simona mostro le mie paure da mamma, il sentirsi sempre in difetto e in costante pressione. La difficoltà di sopportare un carico mentale a volte troppo soffocante, di rimettersi in carreggiata dopo aver avuto un figlio. Letizia rappresenta, invece, quel periodo della mia gioventù in cui ho faticato a trovare lavoro. Ogni colloquio sembrava quello perfetto e poi invece si trasformava in una delusione. Ogni tentativo vano, fino a domandarsi a un certo punto: cosa ne farò della mia vita? Per quanto riguarda Sara invece, purtroppo, ho subito allo stesso modo un lutto così grave, improvviso, che mi ha portata negli abissi più oscuri. Ma come lei, come tutte loro, ho avuto la forza per risalire alla luce.

In Strappi di luce, così come nei tuoi libri precedenti, l’elemento psicologico è molto forte. Come reagiscono i lettori alle dinamiche psicologiche nei tuoi romanzi? Hai ricevuto feedback particolarmente significativi?

Piano piano sto creando una community di lettori intorno a me anche grazie ai social e di questo sono molto soddisfatta. In base alle recensioni che ho avuto anche con gli altri libri, credo che quello che piaccia di più della mia scrittura sia l’autenticità, la mia capacità di descrivere gli stati d’animo dei personaggi e di creare un realismo intorno alle loro vicende. Il fatto è che scrivo storie di vita in cui tutte le persone si possono riconoscere. Alcune lettrici mi hanno detto che riesco a mettere per iscritto alcune riflessioni come se leggessi nelle loro menti, ma questo è perché parlo tanto con le donne che mi circondano. Credo che sia fondamentale per uno scrittore lasciarsi ispirare da ciò che si ha intorno, anche dalle più piccole cose.

A cosa rimanda il significato del titolo?

Inizialmente avevo deciso di intitolare questo romanzo “La metafora dei papaveri rossi” perché rappresenta una riflessione che ho fatto all’interno della storia con Letizia. Lei, infatti, più che sentirsi rappresentata da un girasole si sente più affine ad un papavero in cui uno stelo sottile deve sorreggere un’indole vivace. Confrontandomi con l’editor e il grafico, però, mi hanno fatto capire che non era un titolo ad effetto, o comunque non riusciva a incanalare bene l’attenzione del pubblico. Abbiamo dunque proposto più alternative e questo titolo è quello che ci ha colpito subito di più. All’interno degli strappi della nostra vita, anche se con difficoltà, si può vedere sempre uno spiraglio di luce.

C’è un messaggio particolare che speri di lasciare nel lettore attraverso Strappi di luce?

Questa storia è rivolta a tutte quelle persone che almeno una volta nel loro percorso di crescita si sono sentite ad un bivio, sconfitte dalla vita e credevano così di mollare ogni cosa. Capita bene o male a tutti e credo che condividere le nostre esperienze sia terapeutico. Non ci si sente soli e si riesce a tirare fuori tutto il veleno che abbiamo dentro. In qualche modo, ci si disintossica.

Quali sono i tuoi progetti futuri e ci sono nuovi temi che vorresti esplorare nei prossimi libri?

Ho in mente tanti progetti che puntano a valorizzare sempre di più il mio percorso da scrittrice. Mi piacerebbe partecipare ad eventi letterari e frequentare qualche corso di scrittura. Inoltre, vorrei tanto arrivare a fare presentazioni in cui si possa discutere delle problematiche delle donne, di qualsiasi portata, perché abbiamo così tanto bisogno di dare voce ai nostri cuori, soprattutto quando ciò che ci circonda a volte ci impone il silenzio.

A livello creativo ho più trame a cui vorrei dedicarmi, il problema è sempre il tempo. Ma ce la farò!

 

Giovanna Pappalettera è nata a Roma da origini meridionali e lavora ora come insegnante di sostegno alle superiori, un ruolo che l’appassiona tanto. Fin da bambina ha sviluppato la sua creatività grazie al magico universo dei libri. Crede che leggere e scrivere siano importanti antidoti contro il mondo. Ha già pubblicato tre romanzi: con Alcheringa Edizioni Io, nonostante tutto sono viva; con Blueberry Edizioni E ora puoi baciare la fotografa; in self Un caffè, per favoreStrappi di luce è la sua ultima opera pubblicata con Edizioni Effetto. Definisce i suoi romanzi psicologici sentimentali perché le piace perdersi dentro agli abissi della psiche umana, senza togliere però le giuste attenzioni alle sfumature del cuore.

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