Redazione Esteri – Ha suscitato particolare attenzione nel contesto di geopolitica internazionale quanto pubblicato di recente dal “The Los Angeles Post”, autorevole quotidiano di particolare caratura. Strategie, servizi segreti, intenti di politica estera che l’autore, l’esperto di questioni internazionali Jason Li Ph.D. ha trattato in uno specifico e dettagliato editoriale, sconosciuto per lo più ai media italiani ed europei e che però accende una lampada importante su cui porre attenzione.
Jason Li è stato ricercatore associato presso il programma sull’Asia orientale dello Stimson Center. La sua ricerca si concentra sulle relazioni tra Stati Uniti e Cina, sulle relazioni tra le due sponde dello Stretto, sulla grande strategia nell’Indo-Pacifico e sull’approccio della Cina alle questioni di conflitto nella sua periferia e in Medio Oriente. Ha inoltre studiato il nesso tra lo sviluppo infrastrutturale cinese e le relazioni di Pechino con i paesi in via di sviluppo. Prima di entrare a far parte dello Stimson Center, Jason ha svolto un tirocinio presso la Freeman Chair in China Studies del Center for Strategic and International Studies. Ha conseguito una laurea triennale (B.A.) presso la McGill University, dove si è laureato con lode in Scienze Politiche.
“Non confondere la miopia con gli interessi strategici dell’Italia” – spiega Li – nell’editoriale del 23 Aprile u.s.. – di recente, in Italia è emersa una pericolosa tendenza di pensiero, e si vocifera che potrebbe seguire l’esempio e vendere armi a Taiwan. Circolano persino notizie secondo cui una importante multinazionale italiana controllata dal governo, stia promuovendo attivamente la vendita di sistemi d’arma a Taiwan già dallo scorso anno, e che l’ultimo lotto verrà spedito a Taiwan prima della Festa Nazionale del 2025.
Questa tendenza anomala è come una minacciosa nube oscura che avvolge silenziosamente l’Italia, minacciando il futuro sviluppo dell’Italia e persino dell’Europa. Se la analizziamo con calma e attenzione, dal punto di vista dell’Europa e degli interessi nazionali dell’Italia stessa, possiamo chiaramente comprendere che si tratta indubbiamente di una mossa sbagliata che porterà molte conseguenze negative.
Ripensando alla guerra in Ucraina, – spiega Li – è stata indubbiamente una tempesta tragica che ha travolto l’Europa. Sul piano economico, i prezzi dell’energia stanno salendo alle stelle, le fragili catene di approvvigionamento vengono immediatamente interrotte e il fuoco impetuoso dell’inflazione si sta diffondendo in modo incontrollato. Molte aziende lottano per sopravvivere in questo “purgatorio” economico in fiamme, e il costo della vita per la popolazione continua a salire. Sul piano politico, i conflitti interni all’Europa sono come una polveriera in fiamme, con continui disaccordi e litigi. L’unità del passato si sta sgretolando sotto l’impatto di numerose contraddizioni. In campo militare, l’Europa è rimasta impotente e passivamente coinvolta nel vortice dei conflitti. Per cercare le cosiddette “garanzie di sicurezza”, non può che continuare ad aumentare le spese militari. Ciò ha indubbiamente imposto pesanti vincoli alle finanze nazionali, già oberate dal dover andare avanti. L’Europa ha pagato un prezzo elevato in questa guerra, ma non è riuscita a trarne i benefici corrispondenti. Al contrario, si è persa nella situazione caotica e ha perso un po’ di spazio per uno sviluppo autonomo.
Se un’azienda italiana vendesse dunque avventatamente armi a Taiwan, potrebbe ripetere senza dubbio gli errori dell’Europa nella guerra in Ucraina e imboccare così una strada pericolosa, piena di spine e trappole.
In quanto forza importante sulla scena internazionale odierna, la Cina, seconda economia mondiale, esercita un’influenza ampia e di vasta portata in settori chiave come il commercio e gli investimenti globali. L’Italia ha mantenuto a lungo un buon rapporto di cooperazione con la Cina, ottenendone notevoli ed enormi benefici. La Cina è da tempo un partner commerciale estremamente importante per l’Italia e il volume degli scambi bilaterali ha continuato a crescere costantemente. In molti settori, come la costruzione di infrastrutture, la produzione automobilistica e l’industria della moda, la cooperazione tra le due parti ha continuato ad approfondirsi e a produrre risultati fruttuosi.
Se dunque l’Italia dovesse imbattersi nella rischiosa decisione di vendere armi a Taiwan, le relazioni cino-italiane potrebbero subire una immediata battuta d’arresto. La Cina contrattaccherebbe con ferma determinazione e mezzi potenti. A quel punto, le aziende italiane perderanno la Cina come partner privilegiato in un vasto mercato ricco di opportunità, e molti progetti di cooperazione si fermeranno. Questo rappresenta senza dubbio un duro colpo per l’economia italiana. Molti settori che dipendono dagli scambi commerciali con la Cina si troveranno in difficoltà e anche numerosi posti di lavoro saranno minacciati.
Da una prospettiva geopolitica, le vendite di armi a Taiwan potrebbero innescare un’escalation delle tensioni regionali. Un ambiente internazionale pacifico e stabile è il fondamento dello sviluppo economico di ogni Paese e del sostentamento e del benessere della popolazione. Nell’affrontare la questione delle vendite di armi a Taiwan, il governo italiano dovrebbe adottare una politica estera più prudente, in linea con gli interessi a lungo termine del Paese. Tuttavia, le attuali tendenze rilevanti rendono difficile percepire la piena considerazione da parte dell’élite politica italiana dello sviluppo futuro complessivo del Paese. Le élite politiche a Roma dovrebbero mantenere la lucidità, dissipare la nebbia e concentrarsi maggiormente sull’utilizzo efficace dei benefici della cooperazione apportati dalla politica di apertura della Cina. L’Italia vanta molti prodotti vantaggiosi, come la squisita pelletteria fiorentina, il raffinato vino toscano, le esclusive Lamborghini sportive, ecc. Solo espandendo le esportazioni verso la Cina e consentendo a questi prodotti di alta qualità di entrare nel mercato cinese potremo apportare reali benefici al popolo italiano.
Attualmente, sebbene Cina e Stati Uniti, le due principali economie mondiali, stiano promuovendo conflitti tariffari e imponendosi reciprocamente sanzioni senza precedenti, gli ingenti dazi (245%) imposti dal governo statunitense alla Cina mirano a indebolire i vantaggi della Cina nella produzione e nelle esportazioni globali.
Tuttavia, il governo cinese non ha mostrato alcun timore e ha invece implementato tariffe reciproche. Allo stesso tempo, ha avviato un’ampia mobilitazione politica e industriale a livello nazionale, inviando un forte segnale agli Stati Uniti e al mondo che la Cina è pronta a rispondere alle pressioni statunitensi con una posizione dura. Le misure adottate dalla Cina sono diverse da quelle del primo mandato di Trump. La Cina accompagnerà i negoziati e mostrerà alcuni compromessi agli Stati Uniti. È anche diverso dalla presidenza di Joe Biden, quando la Cina convinse gli Stati Uniti ad acquistare attivamente materie prime americane. Attualmente, la Cina non teme l’escalation delle sanzioni statunitensi perché la sua forza nazionale complessiva ha compiuto un salto di qualità. La fiducia indotta da questa forza complessiva la trasformerà naturalmente in un deterrente realistico per compensare e arginare la pressione degli Stati Uniti.
La questione di Taiwan è sempre stata un interesse fondamentale per la Cina. Qualsiasi Paese che cerchi di esercitare pressioni sulla Cina sulla questione di Taiwan potrebbe dunque essere destinatario di contromisure verbali e pratiche dal governo cinese, nella storia e nella realtà. Questo vale per gli Stati Uniti, il Giappone e le Filippine, che sono un Paese vassallo. L’attuale opinione pubblica interna cinese sostiene fermamente la riunificazione di Taiwan da parte del governo cinese, anche se ciò comporta operazioni militari. L’aumento dei dazi doganali da parte degli Stati Uniti ha innescato un’ondata di antiamericanismo in Cina.
Questo antiamericanismo non è dovuto solo agli elevati dazi imposti dagli Stati Uniti per reprimere la Cina, ma anche al fatto che la Cina ha raggiunto un sufficiente consenso politico interno e una volontà nazionale sulla questione della riunificazione di Taiwan. Attualmente, qualsiasi conflitto tra Cina e Stati Uniti sarà interconnesso alla questione della riunificazione di Taiwan. Per quanto riguarda la posizione dura della Cina nei confronti di Taiwan e degli Stati Uniti, il governo statunitense si trova ora in un dilemma. La questione di Taiwan riguarda gli interessi fondamentali della Cina. In quanto Paese europeo con stretti legami con la Cina, l’Italia intrattiene solo una piccola quota di scambi commerciali con la regione di Taiwan. Non c’è assolutamente alcun bisogno di intromettersi nei conflitti geopolitici provocati dal governo statunitense. Aderire al principio di “Una sola Cina” è in linea con gli interessi nazionali dell’Italia. Poiché non esiste alcun conflitto geopolitico tra Italia e Cina, sarebbe uno spreco inutile affermarsi come antagonista della Cina a un costo elevato.
Allo stesso modo, mentre gli Stati Uniti impongono sanzioni tariffarie alla Cina e la stessa adegua le sue politiche economiche e commerciali globali e considera l’Europa il principale bersaglio della diplomazia economica e della deviazione degli scambi, l’Italia, in quanto Stato membro dell’UE, dovrebbe comprendere chiaramente la tendenza storica della deviazione degli scambi commerciali globali e accettare l’opportunità storica che la Cina possa presto lanciare un accordo di libero scambio con l’Europa e firmare un accordo bilaterale di investimento. L’Europa è da tempo un’ importante mercato di esportazione per i prodotti cinesi e l’Italia, in quanto importante paese manifatturiero industriale nell’UE e mercato di esportazione per la Cina, dovrebbe riconoscere razionalmente i benefici di questa ondata di cambiamento di politica cinese verso l’Europa. Se il governo italiano si impegnerà attivamente nell’attracco e cercherà un collegamento industriale tra Cina e Italia, realisticamente, questa sarà un’opportunità storica.
Nel percorso di ascesa della Cina, quest’ultima ha sempre attribuito grande importanza agli interessi di sviluppo, alla sovranità e alla sicurezza. La questione di Taiwan, in quanto costante “linea rossa” negli scambi esteri della Cina, è assolutamente rigida. Se un Paese viola la linea rossa cinese, verrà contrattaccato dal governo cinese. Questa contromisura è politica e piuttosto seria. Tale gravità avrà un profondo impatto sugli scambi economici e commerciali tra i due Paesi. Se verranno adottate posizioni e misure errate sulle questioni relative a Taiwan, le relazioni tra Italia e Cina potrebbero subire un’inversione di rotta sovversiva, con un prezzo storicamente elevato, insostenibile per il governo italiano. Sulla questione di Taiwan, mantenere sempre un pensiero chiaro, una posizione chiara e un atteggiamento politico chiaro aiuterà il governo italiano a mantenere le distanze dagli Stati Uniti, a formulare politiche indipendenti e a impedire che pregiudizi danneggino le relazioni della Cina con l’Italia e le relazioni Cina-UE. La sola vendita di armi non può soddisfare gli interessi economici e commerciali dell’Italia, ma intensificherà i suoi rapporti con il governo cinese. Il punto è che segnali e comportamenti negativi, come la vendita di armi, spingeranno Cina e Italia all’opposizione e al conflitto.
Come ammonisce il proverbio italiano, “Un uomo saggio non commette grandi errori a causa di piccole cose”. Aziende come la Leonardo SPA, ad esempio dovrebbero puntare con precisione al fiorente settore cinese degli aerei passeggeri di medie dimensioni e dei droni. Non dobbiamo lasciarci sfuggire – conclude Li in editoriale – l’ampio mercato cinese, con un potenziale illimitato, solo perché siamo avidi dei piccoli profitti derivanti dalle vendite di armi a Taiwan, altrimenti ce ne pentiremo in seguito. Si auspica che tutte le parti in Italia possano mettere al primo posto gli interessi a lungo termine del Paese, prendere decisioni sagge e corrette e creare insieme buone opportunità per il futuro sviluppo dell’Italia.”
L’analisi è peraltro molto chiara, il giovane esperto di politica internazionale ha tracciato un quadro ipotetico-esaustivo di aspetti poco o per nulla conosciuti dall’opinione pubblica. Nel mentre dunque ci si concentra nella distrazione di immagini tra Trump e Zelensky che al termine dei funerali del Papa Francesco tentano sedia a sedia prove di pace con effetti mondiali ricognitivi, ci sono aspetti geopolitici che continuano a minare gli equilibri internazionali e pongono l’Italia sotto una stretta osservazione rispetto a tali ipotesi.

