L’encefalite da virus West Nile è una malattia virale trasmessa principalmente dalle punture di zanzare infette, in particolare del genere Culex. Il virus, appartenente alla famiglia dei Flavivirus, circola in natura attraverso un ciclo che coinvolge uccelli selvatici come serbatoio naturale e zanzare come vettore. L’uomo e altri mammiferi, come i cavalli, sono considerati ospiti occasionali, incapaci di trasmettere ulteriormente il virus.
Nella maggior parte dei casi l’infezione da virus West Nile decorre in modo asintomatico o con sintomi lievi simili a quelli influenzali, come febbre, mal di testa, dolori muscolari e affaticamento. Tuttavia, in una piccola percentuale di persone, soprattutto anziani o soggetti con sistema immunitario compromesso, il virus può raggiungere il sistema nervoso centrale causando encefalite, meningite o meningoencefalite. Queste forme gravi possono manifestarsi con febbre alta, rigidità del collo, disorientamento, convulsioni, debolezza muscolare e, nei casi più severi, paralisi o coma.
La diagnosi si basa su esami di laboratorio che rilevano la presenza di anticorpi specifici o del materiale genetico del virus nel sangue o nel liquido cerebrospinale. Non esiste al momento un trattamento antivirale specifico: le forme lievi si risolvono spontaneamente con terapia di supporto, mentre quelle gravi richiedono ricovero ospedaliero per la gestione delle complicanze neurologiche.
La prevenzione si concentra sul controllo delle zanzare e sulla protezione individuale dalle punture, attraverso l’uso di repellenti, zanzariere e abiti che coprano la pelle, soprattutto nelle ore serali e notturne. Le autorità sanitarie monitorano la circolazione del virus nei vettori e negli animali sentinella per individuare rapidamente eventuali focolai e ridurre il rischio di trasmissione.
Negli ultimi anni, anche in Italia, sono stati segnalati casi autoctoni di infezione da virus West Nile, in particolare durante l’estate e l’inizio dell’autunno, confermando come il cambiamento climatico e la diffusione delle zanzare possano favorire l’espansione di questa malattia in aree prima considerate poco a rischio.

