L’inchiostro ferrogallico è uno dei mezzi di scrittura più antichi e longevi della storia, utilizzato per secoli in tutto il mondo occidentale. La sua invenzione risale probabilmente al Medioevo, quando scribi e artisti cercavano un inchiostro durevole, capace di resistere al tempo e agli agenti atmosferici. La ricetta tradizionale prevede l’uso di galle di quercia, ricche di tannini, mescolate con solfato ferroso e gomma arabica, un legante naturale.
Questo inchiostro è stato impiegato da grandi personalità della cultura e dell’arte: Leonardo da Vinci lo utilizzava per i suoi appunti e disegni, Rembrandt per le sue incisioni e schizzi, Bach per trascrivere le sue composizioni musicali, e persino Vincent van Gogh per alcuni suoi lavori su carta. La sua resistenza e la profondità del colore lo hanno reso il mezzo prediletto per documenti ufficiali, manoscritti e opere d’arte.
Scoperte più recenti hanno dimostrato la presenza di tracce di inchiostro ferrogallico nei rotoli del Mar Morto e in testi antichi di grande valore storico, come il cosiddetto Vangelo perduto di Giuda, confermando la sua diffusione e importanza nel corso dei secoli.
La preparazione dell’inchiostro ferrogallico rappresenta un vero e proprio ponte tra arte, scienza e natura, poiché sfrutta componenti naturali e una reazione chimica semplice ma efficace per ottenere un pigmento intenso e duraturo. Ancora oggi, laboratori e workshop in tutta Europa permettono di riscoprire questa antica tecnica, sia come strumento artistico sia come testimonianza della storia della scrittura e del disegno.

