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Occupazioni nelle scuole di Roma, oltre 140mila euro di danni

Pietrucci: «Il diritto allo studio va tutelato, non calpestato»

Roma – Finite le occupazioni studentesche, per molte scuole superiori della Capitale inizia ora la fase più amara: quella della conta dei danni. Impianti antincendio manomessi, estintori svuotati, vernice riversata sui pavimenti, bagni intasati, aule vandalizzate, scritte ovunque e sporcizia diffusa.
Secondo una prima stima della Città Metropolitana di Roma Capitale, proprietaria degli edifici scolastici, i danni accertati superano già i 140mila euro, ma il dato riguarda soltanto cinque istituti e potrebbe aumentare sensibilmente nelle prossime settimane.

Mentre per gli studenti iniziano ad arrivare le prime sanzioni disciplinari, il tema divide l’opinione pubblica: protesta o vandalismo? Su questo interviene con parole nette l’imprenditore romano Gianluca Pietrucci, da tempo attento ai temi dell’educazione e della legalità.

Pietrucci, che idea si è fatto di quanto accaduto nelle scuole romane?
«Credo sia necessario distinguere con chiarezza. Il diritto di manifestare esiste, ma non può trasformarsi in occupazione forzata e distruzione di beni pubblici. Qui non parliamo di idee, parliamo di danni concreti che qualcuno dovrà pagare».

Oltre 140mila euro per cinque scuole: un conto salato.
«Un conto che ricade su tutti. Quelle risorse sono soldi pubblici, quindi dei cittadini. Con quei fondi si potevano migliorare i laboratori, sistemare le palestre, acquistare strumenti didattici. Invece serviranno per riparare bagni devastati e impianti antincendio danneggiati, con rischi enormi anche per la sicurezza».

Lei sostiene che lo studio vada garantito a chi non vuole occupare. In che modo?
«È un punto fondamentale. Non si può impedire a migliaia di studenti di entrare in classe perché una minoranza decide di occupare. Serve un servizio d’ordine chiaro, deciso e preventivo: chi vuole protestare lo faccia senza violare i diritti degli altri».

E sul tema delle responsabilità?
«Io sono molto pragmatico. Se vengono individuati i responsabili dei danneggiamenti, è giusto che ci siano conseguenze: denuncia, lavori socialmente utili e risarcimento. E quando si tratta di minorenni, il pagamento dei danni deve ricadere sui genitori. È una forma di responsabilizzazione, non una punizione fine a sé stessa».

C’è chi parla di repressione.
«Io parlerei piuttosto di educazione civica. Difendere la scuola significa rispettarla. Distruggere aule, bagni e impianti non è ribellione, è inciviltà. Se non diamo un segnale ora, il messaggio che passa è che tutto è permesso e che nessuno paga».

Qual è, secondo lei, la lezione da trarre?
«Che la scuola va protetta. È il luogo in cui si forma il futuro del Paese. Garantire lo studio a chi vuole studiare è un dovere delle istituzioni. E insegnare il rispetto delle regole è il primo passo per formare cittadini consapevoli».

Intanto, mentre i dirigenti scolastici completano le relazioni sui danni e gli uffici della Città Metropolitana aggiornano il bilancio, resta aperta una domanda: chi pagherà davvero il prezzo di queste occupazioni? Per Pietrucci la risposta è chiara: «O si ristabilisce il principio di responsabilità, oppure a pagare sarà sempre la colle

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