Nella vibrante Crotone, terra di miti e di mare, emerge la voce di Carmela Silvia Messina, scrittrice e poetessa che con il suo debutto lirico Un soffio di eterno (UniversItalia) cattura l’essenza dell’infinito nel quotidiano. Laureata in Filosofia, Messina non è solo autrice e curatrice di volumi sulla storia della scienza, ma anche relatrice in convegni nazionali e internazionali. La sua esperienza come docente a contratto presso la Facoltà di Medicina della Sapienza – dove ha insegnato l’Integrazione tra Medicina Tradizionale Cinese e Medicina Occidentale – infonde nelle sue poesie un ponte tra Oriente e Occidente, tra razionalità scientifica e slancio mistico. Un soffio di eterno segna l’ingresso trionfale di Messina nella poesia, un genere che lei stessa, con modestia, non rivendica del tutto. Prefazione di Isabella De Paz e introduzione dell’autrice, il volume è un mosaico di versi nati da attimi sospesi, dove il carattere mediterraneo si fonde con l’esperienza culturale orientale. De Paz, nella prefazione, paragona Messina al gabbiano di Edward G. Leing: una voce che canta forte per ascoltare se stessa, emergendo dal “tempo sospeso” dell’insegnamento nelle scuole statali secondarie. “La sua vita è ciò che le accade mentre sta facendo altro”, scrive De Paz, celebrando come questi versi attingano a immagini naturali per sfiorare l’eterno. Le poesie evocano Giacomo Leopardi – il colle, la siepe, gli infiniti spazi – ma con un ritmo jazz, un refrain riconoscibile che danza tra gioia e dolore. L’apertura, “Siamo foglie nel vento”, richiama Giuseppe Giacosa e dipinge l’esistenza come un volo effimero: “Volano partono e non sanno dove vanno / ma sanno che non torneranno più…”. Qui, la noia cosmica – quella “Noia che mi serve”, come recita un verso – diventa culla creativa, un’eco bergsoniana dello slancio vitale che genera sogni, opere e infinito quotidiano.
La poesia emblematica: Al gelsomino notturno
Tra i gioielli della raccolta brilla Al gelsomino notturno, un inno alla libertà notturna che incanta per la sua vitalità sinestetica. Il gelsomino, fiore rintanato di giorno, si apre al mondo nella “aria bruna” sprigionando “la bellezza del fresco profumo di libertà”. Ecco un estratto:
Canta gelsomino notturno
canta adesso finch’è sera
lontano dalla luce che ti ferisce
dal frastuono che ti stordisce
dalla folla che ti confonde.
[…]
Grida gelsomino notturno
urla chi sei veramente
nel silenzio della notte stellata puoi farlo
nessuno ti ascolta
sei solo
solo tu e nessun altro.
[…]
Danza gelsomino notturno
danza nel soffice fruscio del vento della notte
[…]
E vivi gelsomino notturno
vivi ora
come non hai fatto mai
in rosso giallo verde azzurro…
Indossa tutti i colori dell’arcobaleno
ed illumina le vie dell’oscurità
con le lucciole tue sorelle
che ti faranno compagnia
e tutti insieme danzerete deliziosamente per i sentieri eterni della notte:
liberi e felici!
In questi versi, Messina orchestra un sinfonia di sensi: il canto addolcisce la “notte cupa e minacciosa”, il grido libera l’essenza nel silenzio stellato, la danza volteggia su “pene ormai lontane” sotto una “luna limpida e appisolata”. Il gelsomino simboleggia l’autentica autenticità – rintanato di giorno, esplosivo di notte – invitando a sognare “nella notte immensa senza limiti e confini”, fino all’alba che lo richiama al suo bocciolo. È un manifesto di vitalità arcobalenica, dove lucciole e fiori danzano “liberi e felici” negli eterni sentieri della notte. Con Un soffio di eterno, Carmela Silvia Messina non solo debutta nella poesia, ma illumina il panorama letterario crotonese e italiano. I suoi versi, severi con se stessi ma generosi con il mondo, ci ricordano che l’eterno non è distante: è nel soffio di una foglia al vento, nel profumo di un gelsomino notturno, nella noia che genera meraviglia.

