“Il bambino di burro”: arriva a Roma la storia del piccolo Giuseppe Di Matteo
Salvatore Riggi, Carmen Amoroso e la compagnia Post-it 33 portano in scena sul palco del Teatro Furio Camillo i drammatici avvenimenti di 30 anni fa. Appuntamento domenica 11 gennaio alle ore 18
Un’occasione speciale quella a cui il pubblico romano potrà assistere domenica 11 gennaio 2026 alle ore 18 presso il Teatro Furio Camillo (Via Camilla 44). Andrà in scena, infatti, “Il bambino di burro” uno spettacolo scritto e diretto da Salvatore Riggi, con lo stesso regista sul palco assieme a Carmen Amoroso (marionettista). Esattamente a 30 anni dall’uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo da parte di Cosa Nostra, la compagnia teatrale Post-it 33 ripercorrerà quei drammatici avvenimenti.
La storia
Proprio l’11 gennaio 1996 il piccolo Giuseppe venne ucciso a San Giuseppe Jato da esponenti mafiosi per impedire al padre, Santino Di Matteo, di collaborare con la giustizia. Era stato rapito il 23 novembre 1993, quando aveva dodici anni, e fu tenuto priogioniero per 25 mesi in diversi luoghi della provincia siciliana. Il corpo di Giuseppe non venne mai ritrovato, secondo le testimonianze dei carcerieri il piccolo fu prima strangolato e poi il cadavere fu sciolto in un fusto di acido.
Le note di regia
Il regista e attore Salvatore Riggi ha portato questo spettacolo teatrale nelle scuole e nei teatri italiani, soprattutto nella sua Sicilia, e a oltre un anno dal suo debutto conta già un grande successo di pubblico, toccando i cuori di più di 20mila studenti e 3mila adulti. «Mettere in piedi questa opera e, prima ancora, scriverne il testo, mi ha messo di fronte a una scelta importante – ha raccontato Salvatore Riggi -. Un bivio inevitabile quando ti ritrovi davanti a una vicenda macabra da dover narrare. Come raccontarla? Si segue la strada della realtà cruda e sanguigna o si cavalca la fantasia e si lascia fare all’arte? Io credo che il teatro serva proprio questo, ed è così che è nata l’esigenza della marionetta».
«Giuseppe Di Matteo doveva essere raccontato tramite il “teatro di manipolazione” e la sua poesia – ha aggiunto Riggi -. Una gabbia come elemento centrale e costante, simbolo della prigionia del bambino, una sedia di spalle per i vari pentiti che hanno avuto a che fare con lui e una marionetta a dimensione di bambino sono gli elementi attorno ai quali ruota una vicenda tremenda ma irrorata di bellezza e poesia».

La sinossi
Il 1993. Le bombe. La strategia del terrore. La storia dell’Italia che s’intreccia con le pagine malate di Cosa Nostra. Il pentitismo e un pentito d’eccellenza. La Strage di Capaci svelata nei suoi dettagli e la vendetta trasversale su di un bambino innocente. Il tenero rapporto tra il piccolo Giuseppe e un giovane sequestratore pieno di dubbi. In altre parole “Il sequestro Di Matteo”. Indubbiamente una delle pagine più crude, macabre e inumane della storia della criminalità. Una sola domanda fa da sfondo all’intera opera: possono la poesia e l’arte abbattere la crudeltà degli eventi? La bellezza può ancora vincere su tutto e nonostante tutto?

