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Riforma Giustizia: l’Avv. Mazza difende la separazione delle carriere come “coronamento costituzionale”

Intervista esclusiva a Francesco Mazza, Foro di Crotone, penalista e voce autorevole del dibattito sulla giustizia

ROMA – In un ordinamento che cerca equilibrio tra indipendenza e efficacia, la separazione delle carriere tra pm e giudici emerge come pilastro ineludibile. Ne parliamo con l’avvocato Francesco Mazza del Foro di Crotone, difensore di spicco in diritto penale, autore di un intervento che fonde analisi tecnica e visione civilistica. «Dal 1989, con il Codice di Vassalli, abbiamo un processo accusatorio sulla carta, ma nei fatti monco», esordisce Mazza. Il giurista partigiano, futuro presidente della Consulta, profetizzò: «Senza separazione delle carriere, il mio Codice non funzionerà». Non funzioni, ma carriere distinte: senza, pm e giudici condividono CSM, concorsi, valutazioni. «È un edificio senza fondamenta. La separazione lo completa, rendendo paritario il confronto tra accusa e difesa». L’articolo 111 impone un giudice terzo. «Finché le carriere coincidono, è illusione», taglia corto Mazza, citando Piero Calamandrei: «Solitario servitore della legge». Il pm è parte processuale, non neutro. «La difesa non compete con un monolito. La separazione garantisce equidistanza strutturale, parità delle armi vere». Critiche al sorteggio? «Il sistema delle liste ha generato correntismo, denuncia Mazza. «Una ‘percentuale bulgara’ quella sulle valutazioni positive che ignora ingiuste detenzioni. Il sorteggio libera dal debito di riconoscenza, restaurando merito e indipendenza». «Il pm non perde cultura giuridica (nasce da concorso e formazione), ma guadagna rigore davanti a un giudice terzo», spiega. Due Csm autonomi smentiscono rischi esecutivi. «È fiducia nel cittadino, attuazione del ’89, distinzione tra prova e decisione». Mazza infonde ottimismo: «Dire sì alla riforma è abbracciare le circostanze per evolvere, trascendendo schemi limitanti. Emerge speranza, energia vitale, la gioia profonda di una giustizia civile». Un invito alla consapevolezza, per un’Italia che onora i Costituenti.

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