ROMA – Il Bilancio 2026 riporta in auge il regime fiscale agevolato per le società che trasferiscono beni non strumentali ai soci, offrendo una tassazione sostitutiva ridotta all’8% e la possibilità di versare l’imposta in due rate, entro il 30 settembre 2026. Una misura che promette significative opportunità di pianificazione fiscale per le imprese commerciali.
Il quadro normativo
La disposizione, contenuta nei commi 35-41 dell’articolo 1 della legge n. 199/2025, ripropone un meccanismo già consolidato: l’assegnazione di beni ai soci come forma di distribuzione di utili o riserve, originariamente introdotta dall’articolo 29 della legge n. 449/1997. L’obiettivo è incentivare la redistribuzione patrimoniale attraverso un regime fiscale più favorevole rispetto alle ordinarie imposte sui redditi e all’IRAP.
Chi può usufruirne
Il beneficio è riservato a società in nome collettivo, in accomandita semplice, a responsabilità limitata, per azioni e in accomandita per azioni. La normativa include anche le società che gestiscono esclusivamente beni non strumentali e che scelgono di trasformarsi in società semplici entro il 30 settembre 2026.
Per accedere al regime, è essenziale che tutti i soci siano iscritti nel libro dei soci entro il 30 settembre 2025 o entro trenta giorni dall’entrata in vigore della legge, purché il trasferimento sia certificato da un titolo con data certa precedente al 1° ottobre 2025.
Beni assegnabili
L’agevolazione riguarda principalmente due categorie:
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Beni immobili non strumentali, ossia non utilizzati per l’esercizio dell’attività professionale o d’impresa.
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Beni mobili registrati, come autoveicoli, non destinati a uso strumentale.
L’imposta sostitutiva viene calcolata sulla differenza tra il valore normale del bene e il costo fiscalmente riconosciuto, con aliquota ordinaria dell’8%. Per società non operative negli ultimi tre periodi d’imposta, l’aliquota sale al 10,5%, secondo i criteri definiti dall’articolo 30 della legge n. 724/1990.
Riserve in sospensione d’imposta e valore degli immobili
Le riserve in sospensione d’imposta, annullate con l’assegnazione, sono assoggettate a un’imposta del 13%, stessa aliquota prevista per le società che si trasformano in società semplici.
Per gli immobili, il valore normale può essere determinato secondo il metodo catastale, con l’applicazione dei moltiplicatori previsti per l’imposta di registro, offrendo spesso vantaggi fiscali concreti. Anche in caso di cessione a prezzo inferiore al valore di mercato, l’imposta sostitutiva non può scendere al di sotto del valore normale o catastale.
Sconti sui tributi accessori
Oltre all’imposta sostitutiva ridotta, le assegnazioni e cessioni di beni ai soci beneficiano di riduzioni sui tributi accessori:
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Imposta di registro proporzionale ridotta del 50%
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Imposte ipotecarie e catastali applicate in misura fissa
Il versamento può essere effettuato in due rate: 60% entro il 30 settembre 2026 e 40% entro il 30 novembre 2026, un’opzione che consente una gestione più flessibile della liquidità.
Effetti fiscali per i soci
Per i soci assegnatari:
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Non si applicano le regole ordinarie sulle distribuzioni di utili e riserve, evitando doppie imposizioni.
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Il costo fiscalmente riconosciuto delle quote aumenta della differenza assoggettata all’imposta sostitutiva, bilanciando gli effetti fiscali complessivi.
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Il valore dei beni ricevuti può ridurre il costo fiscalmente riconosciuto delle quote, garantendo equilibrio nell’operazione.
Imprese individuali
Il regime prevede analoghi benefici per le imprese individuali: è possibile estromettere beni immobili strumentali posseduti al 30 settembre 2025, tra il 1° gennaio e il 31 maggio 2026, con effetto dal 1° gennaio 2026. L’imposta sostitutiva è dell’8%, versata in due rate: 30 novembre 2026 e 30 giugno 2027.
Scadenze da tenere a mente
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30 settembre 2026: termine per l’assegnazione o cessione dei beni ai soci
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31 maggio 2026: termine per l’estromissione dei beni strumentali per gli imprenditori individuali
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Trasformazioni in società semplici da completare entro il 30 settembre 2026
Il regime previsto dal Bilancio 2026 conferma la volontà del legislatore di fornire strumenti flessibili e pianificabili per la gestione patrimoniale delle società, un’opportunità concreta per ottimizzare la tassazione e agevolare la redistribuzione dei beni ai soci.

