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Dalla parte delle donne, intervista a Natasha Pisana

RAGUSA 3 APR 2026 – “La violenza di genere è oggi una delle problematiche sociali più gravi e diffuse. Non si tratta di casi isolati, ma di un fenomeno strutturale, profondamente radicato nella cultura e nelle relazioni sociali. In Italia, milioni di donne hanno subito nel corso della loro vita una qualche forma di violenza, ma solo una piccola parte di queste trova il coraggio di denunciare. Questo ci fa capire quanto il fenomeno sia spesso invisibile e sommerso.
Un dato particolarmente allarmante riguarda i femminicidi: ogni anno, molte donne vengono uccise, spesso proprio da partner o ex partner. Questo significa che il pericolo non proviene da sconosciuti, ma da persone vicine, all’interno di relazioni affettive e familiari. È proprio per questo che la prevenzione diventa fondamentale.
Quando parliamo di violenza, non dobbiamo pensare solo a quella fisica. Esistono infatti diverse forme di violenza: psicologica, economica e sessuale. La violenza psicologica, ad esempio, è molto diffusa ma difficile da riconoscere, perché non lascia segni visibili, pur avendo conseguenze profonde sulla persona.
Le cause di questo fenomeno sono spesso legate a stereotipi di genere, a modelli culturali sbagliati e a una visione ancora diseguale dei rapporti tra uomini e donne. È qui che entra in gioco la formazione, che rappresenta uno degli strumenti più importanti per il cambiamento.
La scuola ha un ruolo centrale in questo processo. Fin dall’infanzia, infatti, è possibile educare al rispetto, all’uguaglianza e alla valorizzazione delle differenze. Insegnare ai giovani cosa significa avere relazioni sane è un passo fondamentale per prevenire comportamenti violenti in futuro.
Un altro aspetto molto importante è l’educazione emotiva. Saper riconoscere e gestire le proprie emozioni, comunicare in modo non violento e sviluppare empatia sono competenze essenziali per costruire relazioni basate sul rispetto. Spesso, infatti, la violenza nasce proprio da una cattiva gestione delle emozioni, come la rabbia o la frustrazione.
La formazione riguarda anche gli adulti e, in particolare, gli operatori che lavorano a contatto con situazioni di rischio, come insegnanti, forze dell’ordine e personale sanitario. Una preparazione adeguata permette di riconoscere i segnali di violenza, intervenire in modo corretto e offrire un supporto efficace alle vittime.
È importante anche parlare di empowerment femminile. Dare alle donne gli strumenti per essere autonome, sia economicamente che psicologicamente, significa renderle più forti e meno vulnerabili. La consapevolezza dei propri diritti è un elemento fondamentale per uscire da situazioni di violenza.
Infine, la prevenzione può avvenire su diversi livelli: prima che la violenza si manifesti, attraverso l’educazione; durante, individuando situazioni a rischio; e dopo, aiutando le vittime a ricostruire la propria vita.
In conclusione, possiamo dire che la formazione è uno degli strumenti più potenti per contrastare la violenza di genere. Non si tratta solo di informare, ma di cambiare mentalità e costruire una società basata sul rispetto, sull’uguaglianza e sulla dignità. Solo attraverso l’educazione possiamo davvero prevenire la violenza e costruire un futuro migliore.”

(Natasha Pisana, Responsabile regionale e nazionale Rete Zero Molestie Sinalp)

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