Dai boschi dell’Abruzzo a Montecitorio, Brambilla: contro di loro è violenza di stato”
ROMA – “Basta crudeltà”. È l’appello lanciato dalla Camera dei Deputati per la vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco”, con i genitori Catherine Birmingham e Nathan Trevallion che chiedono di poter riabbracciare i propri figli, allontanati ormai da mesi.
I due sono stati ricevuti ieri a Montecitorio dalla deputata Michela Brambilla, che ha rilanciato il caso parlando di “violenza di Stato” e chiedendo che la famiglia venga ricongiunta al più presto. L’incontro arriva dopo settimane di attenzione politica altalenante sulla vicenda, che nei mesi scorsi aveva coinvolto anche esponenti di primo piano del centrodestra.
Durante la conferenza stampa, i genitori hanno raccontato il forte impatto emotivo della separazione. Il padre ha parlato di “paura, ansia e trauma” vissuti dai bambini, mentre la madre ha descritto la situazione come “l’atto più crudele” mai subito, chiedendo la fine di quello che definisce un incubo ancora in corso.
Il caso riguarda tre minori allontanati dalla famiglia dopo una decisione del Tribunale dei minori, che aveva disposto il trasferimento in una casa famiglia per valutazioni sul loro benessere. I bambini vivevano con i genitori in un casolare isolato nei boschi di Palmoli, in Abruzzo, privo di servizi essenziali come elettricità e riscaldamento.
Da allora sono passati oltre cinque mesi: i figli si trovano ancora nella struttura, mentre i genitori continuano la battaglia legale per ottenere la revoca del provvedimento e riportarli a casa. Nel frattempo, la vicenda ha acceso un ampio dibattito pubblico sui limiti dell’intervento dello Stato nelle scelte educative e familiari.
L’appello lanciato oggi dalla Camera riporta il caso al centro dell’attenzione politica e mediatica, mentre la famiglia attende una decisione definitiva che potrebbe segnare l’esito di una delle storie più controverse degli ultimi mesi.

