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L’Iran lancia sferzate sulla cucina italiana

ROMA – La guerra con l’Iran rischia di avere effetti diretti anche sulle tavole italiane: secondo l’ambasciata iraniana in Italia, prodotti simbolo come il risotto alla milanese e i dolci al pistacchio potrebbero diventare più costosi o difficili da reperire a causa delle tensioni geopolitiche e delle sanzioni.

L’allarme arriva da un messaggio diffuso sui social dalla rappresentanza diplomatica di Teheran, che sottolinea come circa il 90% dello zafferano mondiale provenga dall’Iran e che le scorte disponibili potrebbero bastare solo per pochi mesi. Allo stesso tempo, i prezzi dei pistacchi risultano già in forte aumento, con possibili ripercussioni su gelati, pasticceria e cucina tradizionale italiana.

Il rischio, dunque, è un impatto concreto su alcune delle preparazioni più iconiche del Made in Italy, fortemente dipendenti da materie prime importate. Non si tratta solo di un problema gastronomico: il rincaro degli ingredienti potrebbe tradursi in aumenti per consumatori e difficoltà per ristoratori e produttori artigianali.

Nel frattempo, sul piano politico, l’Unione Europea mantiene una linea prudente. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha ribadito che una revoca delle sanzioni contro Teheran è “prematura”, legandola a cambiamenti sostanziali nella situazione dei diritti umani e nel contesto internazionale.

Parallelamente, il conflitto sta già incidendo sull’economia agricola europea. Al Consiglio Agricoltura e Pesca (Agrifish) si è discusso dell’aumento dei costi di produzione – in particolare fertilizzanti ed energia – e della necessità di garantire stabilità ai mercati e sostegno agli agricoltori in un contesto segnato dall’incertezza globale.

In questo scenario, l’Italia ha chiesto maggiore flessibilità nelle politiche agricole comunitarie, per evitare che le aziende più strutturate vengano penalizzate e per sostenere la competitività del settore. Ma sullo sfondo resta il nodo geopolitico: finché il conflitto continuerà, anche la filiera agroalimentare – e con essa una parte dell’identità culinaria italiana – potrebbe risentirne in modo crescente.

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