titolo pulito

Suicidi in ambito militare, il SUM: “troppi in pochi giorni”

 ROMA (RM) – Le scorse settimane sono state il momento del cordoglio e del silenzio per la tragica scomparsa di cinque servitori dello Stato, che hanno deciso di compiere il gesto estremo di togliersi la vita.

Due appartenenti all’Arma dei Carabinieri, una Graduato e un Volontario in Ferma Prefissata quadriennale dell’Esercito, oltre a un ulteriore Volontario in Ferma Iniziale dell’Aeronautica, per un totale di cinque giovani (una donna e quattro uomini) che hanno deciso di farla finita. Nessuno saprà mai quali siano le cause che abbiano portato a questi atti, perché la tendenza comune è quelle di derubricare il suicidio nelle Forze Armate e nelle Forze di Polizia come gesti associati a criticità nella sfera degli affetti familiari e privati anche se, nel caso di uno dei due carabinieri, il padre fa chiaro riferimento alle vessazioni subite dal figlio nel luogo di servizio.

Lo stesso Parlamento tratta questo fenomeno all’interno della relazione annuale sullo stato della disciplina delle Forze Armate e delle Forze di Polizia, nel quale viene presentato un diagramma asettico riportante i numeri dei suicidi negli anni. Non si fa neanche lo sforzo di capire quali siano le modalità e le possibili motivazioni, o di individuare delle soluzioni per mitigare il fenomeno attraverso degli interventi incisivi nel campo, ad esempio, del supporto psicologico o dei controlli in ambito lavorativo.

In Parlamento si accetta da anni questa superficialità. Tanti sono, poi, i casi che non emergono. Infatti, per il gesto del Volontario in Ferma Prefissata quadriennale (uno dei cinque suicidi), verificatosi sembrerebbe all’interno del consolato americano Milano, non è stato detto nulla.

Sono state aperte delle inchieste formali interne?

Raccontiamo poi, del caso di un Sottufficiale che qualche anno fa, precipitò dal terzo piano nella tromba delle scale del suo ufficio, a Roma. Da quanto raccontato, sembrerebbe che il parapetto delle scale non fosse a norma: infatti, bastava sporgersi per capire come fosse tanto pericoloso scendere da quelle scale.

In questo caso, sono state identificate le responsabilità del datore di lavoro che ne avrebbe dovuto interdire il passaggio?

Perché il Sottufficiale era costretto a salire, insieme ad altri, al terzo piano per poter certificare il suo ingresso giornaliero in ufficio (la cosiddetta “badgiatura”) quando la struttura era dotata di dispositivi di controllo delle presenze già all’ingresso?

Tutti questi interrogativi, senza risposte, potrebbero fare intravedere che un ipotetico e potenziale incidente sul luogo di lavoro sia stato, poi, semplicisticamente ricondotto a un suicidio, senza verificare le eventuali responsabilità datoriali e tutto ciò è avvenuto nel silenzio più assoluto.

Il S.U.M. – Sindacato Unico dei Militari – sul fenomeno sta agendo, ormai già da tempo, su più fronti, avendo chiesto in Senato l’apertura di un’indagine conoscitiva sul fenomeno suicidario, al Ministro Crosetto di incrementare il numero delle risorse umane specialistiche a sostegno psicologico dei militari e fornendo, attraverso l’Osservatorio Salute e Sicurezza di Roma, il supporto gratuito ai nostri iscritti e in convenzione per le loro famiglie, monitorando altresì le potenziali situazioni di crisi, in alcuni reparti, attraverso la richiesta di dati rilevatori di eventuali situazioni da stress da lavoro correlato.

Tra i dati, si consideri l’incremento di procedimenti disciplinari, anche per fattispecie di lieve entità, suscettibili di costituire segnale indiretto di criticità organizzative, relazionali o di carico operativo, l’andamento significativo delle assenze per motivi di salute, del ricorso a prestazioni sanitarie specialistiche e dei giudizi di inidoneità temporanea al servizio, quali indicatori sentinella di potenziale esposizione a fattori di rischio psicosociale, la ricorrenza di dinieghi a istituti di riposo, recupero o licenza, non sempre accompagnati da motivate ed indifferibili esigenze operative, potenzialmente incidenti sull’equilibrio psicofisico del personale e sulla sostenibilità dei ritmi di impiego.

In tutto questo quadro, in due reparti ci risulterebbero complessivamente ben 7 persone (tra cui alcuni Ufficiali) posti in licenza di convalescenza, con disturbi potenzialmente riconducibili allo stress da lavoro correlato.

Il S.U.M. – Sindacato Unico dei Militari – continuerà ad accendere i riflettori su questo fenomeno, chiedendo a gran voce interventi incisivi ai Vertici politici e militari, fornendo contestualmente ogni supporto possibile ai nostri iscritti attraverso la squadra di professionisti dell’Osservatorio Salute e Sicurezza.

 

Cogito Ergo S.U.M.

 

SCEGLI. SCEGLI BENE. SCEGLI IL S.U.M.!

 

Link al sito:     S.U.M. – Sindacato Unico dei Militari

Certified

This website uses cookies to improve your experience. We'll assume you're ok with this, but you can opt-out if you wish. Accept Read More

Privacy & Cookies Policy
Oops! Something went wrong on the requesting page