Un uomo nuota a stile libero nella Fontana di Trevi mentre, “casualmente”, tutto viene ripreso in modo perfetto, dall’inizio alla fine. Una cartolina desolante che ci sbatte in faccia il vero male del nostro tempo: l’urgenza disperata di esistere immortalando ogni assurdità con un video, per poi vantarsene come se fossero medaglie di guerra da mostrare orgogliosi alle cene di famiglia o al bar con gli amici.
Il dibattito non può ridursi al banale importo di una multa. Qui si gioca alla roulette russa con la nostra storia. Immergersi in un delicatissimo ecosistema di travertino settecentesco significa rischiare di scheggiare e distruggere irrimediabilmente un capolavoro inestimabile: non è l’acquapark di provincia. Oggi l’inciviltà e lo sprezzo delle regole diventano virali, generando una pericolosa emulazione.
Chi compie questi scempi – e chi li asseconda con lo smartphone per racimolare un pugno di visualizzazioni – vive in un vuoto culturale spaventoso. Non percepisce la grandezza dell’arte, ma vede solo un parco giochi da spremere per qualche effimero “like”. Se continuiamo a derubricare questi atti di teppismo a semplici ragazzate da scorrere velocemente nel feed, finiremo per annegare per sempre il rispetto per le nostre radici.

