Ventuno giorni di vuoto assoluto. Ventuno giorni da quel 20 aprile in cui Sonia Bottacchiari, 49 anni, ha caricato in macchina i suoi due figli adolescenti di 14 e 16 anni e i loro quattro cani, per poi allontanarsi da Castellarquato in direzione Friuli. L’obiettivo teorico di quel viaggio era qualche giorno di relax in un campeggio a Gemona, ma in quella struttura la famiglia non si è mai registrata. L’unica traccia concreta emersa in queste tre settimane è l’auto della donna, ritrovata abbandonata a Tarcento, in provincia di Udine. Un dettaglio che non ha portato alla svolta sperata, ma che ha solo infittito un giallo che ormai rischia di oltrepassare i confini nazionali, spingendo le perlustrazioni verso la vicina Slovenia con il possibile coinvolgimento dell’Interpol.
Il vero elemento di rottura nelle indagini è arrivato però nelle ultime ore, a partire da una scoperta quasi casuale. Mentre si trovava a casa del padre di Sonia per un’intervista, l’inviato di SkyTg24 Flavio Isernia si è imbattuto insieme all’uomo in una lettera lasciata proprio dalla 49enne. Con il passare delle ore si è poi appreso che gli scritti sarebbero in realtà due: uno in cui la donna fa un bilancio della propria vita e uno indirizzato ai figli. Il contenuto, prontamente segnalato ai carabinieri, restituisce il ritratto di una “situazione di sofferenza e inquietudine”. Un quadro emotivo fragile che ha spinto la procuratrice di Piacenza, Grazia Pradella, a lanciare un appello per mantenere l’assoluto riserbo su un momento definito estremamente delicato per le indagini.
A rafforzare l’ipotesi di un allontanamento volontario, e con tutta probabilità lucidamente calcolato, c’è un dettaglio tecnico che chi indaga fatica a etichettare come coincidenza. I tre scomparsi avevano con sé almeno quattro smartphone: i dispositivi personali più un cellulare che la madre utilizzava per la sua collaborazione con un caseificio. Tutti e quattro gli apparecchi sono stati “neutralizzati” nell’esatto e medesimo istante. Un blackout di rete simultaneo che fa propendere per un’azione deliberata, il gesto consapevole di chi vuole far perdere le proprie tracce tagliando ogni ponte tecnologico.
Nel frattempo, mentre alcune segnalazioni – come i recenti avvistamenti in Val d’Arzino – si rivelano un buco nell’acqua, la macchina delle ricerche non si ferma e anzi si riorganizza. Al termine di un vertice pomeridiano in Prefettura a Udine, il prefetto Domenico Lione ha stabilito di allargare il raggio d’azione di altri venti chilometri rispetto al perimetro già setacciato senza sosta nell’ultima settimana. Le operazioni sul campo restano coordinate dai vigili del fuoco, mentre i carabinieri proseguono con le indagini in stretto contatto con la procura piacentina. Si cerca ovunque un segno di passaggio, un indizio che possa spiegare dove siano finiti una madre in piena crisi, due ragazzini e quattro cani, inghiottiti da tre settimane in un silenzio che fa sempre più paura.

