Trasparenza sui mutui: le banche devono spiegare chiaramente costi, tassi e polizze, avverte l’avv. Elena Mancuso
Entrano in vigore in Italia nuove regole sulla trasparenza del credito ai consumatori, frutto del recepimento della Direttiva UE 2023/2225 (CCD2) con il D.Lgs. 31 dicembre 2025, n. 212, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 9 gennaio 2026. Le norme, che modificano profondamente il Testo Unico Bancario (TUB), puntano a rafforzare la protezione dei cittadini e saranno pienamente operative entro il 20 novembre 2026.«Si tratta di un cambio di prospettiva importante», osserva l’avv. Elena Mancuso, responsabile Adusbef Calabria ed esponente del Direttivo Nazionale dell’associazione dei consumatori Adusbef Aps. «Fino ad oggi la valutazione del merito creditizio era percepita soprattutto come un presidio prudenziale a tutela del soggetto finanziatore. Con il nuovo articolo 124‑bis del TUB la verifica deve essere effettuata nell’interesse del consumatore: l’obiettivo è evitare pratiche irresponsabili e situazioni di sovraindebitamento». Secondo Mancuso, una delle novità più rilevanti riguarda l’obbligo per le banche di fornire ai richiedenti mutui o finanziamenti tutte le informazioni precontrattuali con congruo anticipo e in maniera chiara, dettagliata e trasparente. «Il cliente deve poter comprendere — senza formule opache — cosa sta sottoscrivendo e quale sarà il costo complessivo del credito», spiega l’avvocato. Anche la pubblicità dovrà cambiare: messaggi promozionali e annunci commerciali dovranno includere esempi rappresentativi con TAEG, costi totali del credito ed eventuali spese accessorie obbligatorie, esposti in modo leggibile e non ambiguo. La banca finanziatrice avrà, secondo Mancuso, l’obbligo di fornire chiarimenti personalizzati e gratuiti per illustrare se il finanziamento proposto sia effettivamente adatto alle esigenze economiche del cliente. «Non si tratta solo di dare numeri, ma di spiegare al singolo consumatore se quel prodotto è congruo rispetto alla sua situazione reale», sottolinea. L’obbligo di trasparenza si estende anche ai cosiddetti accessori: polizze vita, coperture contro la perdita d’impiego o altre garanzie collegate al prestito devono essere comunicate in modo trasparente e non potranno essere imposte in via esclusiva dalla banca. «Il divieto di imposizione è una tutela concreta: la scelta deve restare libera e consapevole», rimarca Mancuso.Tra le altre prescrizioni, le banche dovranno spiegare in modo semplice come viene calcolato il tasso d’interesse, evitando riferimenti a indici poco noti o formule che rendono incomprensibili i meccanismi di determinazione del costo del credito. Questa esigenza di chiarezza trova riscontro anche nella giurisprudenza comunitaria: la Corte di Giustizia UE ha più volte richiamato il principio di comprensibilità delle clausole sui tassi.Di recente, la Corte di Giustizia, Sez. III, nella causa C‑471/24 del 12 febbraio 2026, ha dichiarato la nullità di una clausola di mutuo ipotecario relativa alla determinazione del tasso variabile per difetto di trasparenza. «La pronuncia rafforza l’orientamento per cui la trasparenza non è un mero adempimento formale ma un elemento essenziale del contratto che tutela i c.d. contraenti deboli», commenta Mancuso. Le misure contenute nel D.Lgs. 212/2025 valorizzano quindi la trasparenza bancaria con l’obiettivo diretto di tutelare i consumatori: semplificazione della documentazione, informativa precontrattuale più completa, pubblicità più responsabile e strumenti di consulenza personalizzata. Per Mancuso, «questa riforma può ridurre casi di indebitamento insostenibile e contribuire a costruire un rapporto di fiducia più equilibrato tra banche e clienti». L’entrata in vigore completa delle norme è fissata per il 20 novembre 2026. Fino ad allora, sottolinea l’avvocato, è importante che istituti e operatori adeguino prassi, modulistica e strumenti di comunicazione per garantire effettiva applicazione delle nuove tutele.

