Niente passerelle o rinnovi automatici questa volta. Domani, domenica 7 giugno, le urne del Padellón de Baloncesto di Valdebebas decreteranno il prossimo presidente del Real Madrid per i prossimi quattro anni, mettendo la parola fine a vent’anni di elezioni fantasma senza opposizione. L’attuale numero uno Florentino Pérez, al comando dal 2009, si trova infatti a dover respingere l’assalto di Enrique Riquelme, il trentacinquenne presidente del colosso energetico Cox Energy che è riuscito a scardinare una burocrazia iper-selettiva pur di sfidare il “Re Sole” del calcio spagnolo.
Che non sia la solita tornata formale lo si capisce dal clima incendiario dell’ultima settimana, trasformata in uno show planetario a colpi di promesse elettorali. Riquelme ha provato a sparigliare le carte ventilando i nomi di Erling Haaland e Jürgen Klopp per il nuovo corso dei Blancos. La risposta di Florentino Pérez, reduce da una stagione deludente a zero titoli che ha surriscaldato la piazza, non si è fatta attendere: un piano per riportare a Madrid José Mourinho con un contratto triennale e blindare subito la difesa con l’innesto dello svincolato Ibrahima Konaté.
Dietro la fiammata della campagna elettorale restano però le regole ferree di un club che appartiene ancora ai suoi circa 100.000 soci (socios). Un modello democratico blindato nel 2012 proprio da Pérez, che innalzò a 20 anni consecutivi il requisito di anzianità d’iscrizione per poter correre alla presidenza. Lo scoglio apparentemente insormontabile rimane però quello economico: l’obbligo di presentare una fideiussione bancaria personale pari al 15% del budget del club (una cifra vicina ai 187 milioni di euro). Riquelme ha coperto la garanzia e accettato la sfida, costringendo Pérez ad anticipare i tempi del voto per non lasciargli ulteriore margine di manovra.
I seggi rimarranno aperti domani dalle 9:00 alle 20:00, con una massiccia affluenza prevista a Madrid e il voto postale a gestire la quota di soci fuori sede. Per Florentino è il plebiscito difensivo di una vita: “Mi presento per dimostrare che la proprietà è dei soci e non dei giornali”, ha tuonato nell’ultima conferenza. Domani sera la parola passerà definitivamente alle urne.

