Crotone possibile: archeologia, infrastrutture e governance per la rinascita
La visione dell’ing. Giampiero Folino
La profondità di una visione che unisce cura del patrimonio storico, pianificazione del territorio e responsabilità pubblica, quella dell’ingegner Giampiero Folino, voce tecnica e istituzionale che prova a rileggere il futuro di Crotone attraverso l’esperienza dell’ingegneria strutturale e la pratica amministrativa.

Giampiero Folino è un ingegnere civile crotonese, specializzato in strutture, iscritto all’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma. Ha affiancato alla formazione tecnica un master in governance e management della pubblica amministrazione, unendo competenza progettuale e conoscenza della macchina amministrativa. Lavora presso l’ufficio urbanistica del Comune di Crotone e opera in libera professione con studi a Belvedere di Spinello e a Roma, dove si occupa di progettazioni strutturali e consulenze per amministrazioni pubbliche. È componente della commissione sismica struttura dell’ordine degli ingegneri di Roma. Impegnato a livello nazionale, partecipa a tavoli tecnici presso il Senato della Repubblica su temi legati a costruzioni, progettazione e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Crotone oltre i luoghi comuni
Mentre sui media locali la narrazione di Crotone sembra spesso ridotta ai problemi, c’è chi, con sguardo tecnico e affetto civico, propone una lettura diversa, centrata sulle qualità e sulle possibilità concrete della città. Abbiamo chiesto all’ing. Folino di raccontare la sua visione, non da outsider, ma dall’interno di istituzioni e cantieri, per capire come si possa trasformare un patrimonio antico e un territorio complesso in opportunità di rinascita urbana.
Lei, che conosce Crotone come cittadino e come tecnico, come descriverebbe l’identità urbana della città, oltre i cliché dei problemi quotidiani?
L’ingegnere ha una visione concreta, basata su valutazioni tecniche, che vede Crotone come una città dal potenziale qualitativo elevato. «La città è compatta, vivibile a piedi, ed è arricchita da mare e tremila anni di storia. Il progetto “Antica Kroton”, in particolare nell’area Pignera-Stadio, sta rivelando l’antico quartiere ceramico (attivo tra il VII e il II secolo a.C.)». Per l’ingegnere, «l’archeologia non rappresenta un vincolo, ma un patrimonio fondamentale da integrare nella pianificazione urbana e nell’identità della città, che fu una delle grandi capitali della Magna Grecia». Folino sposta il focus dal deficit all’identità. Nella sua lettura, il centro storico e la fascia costiera non sono elementi da proteggere a priori ma risorse da restituire alla città come motori di rigenerazione sociale, culturale ed economica. L’esempio dell’area Pignera-Stadio e del progetto “Antica Kroton” diventa la cartina di tornasole. Uno scavo che parla di ceramica antica può guidare una rigenerazione che coniughi tutela archeologica e fruizione pubblica, creando percorsi che raccontino la storia e producano valore contemporaneo.
Guardando al territorio più ampio, quali sono per lei le opportunità strategiche di Crotone e quali gli ostacoli infrastrutturali più urgenti?
«Crotone funge da naturale baricentro dell’arco ionico, potendo contare su un porto, un aeroporto e tre paesaggi produttivi distinti nel raggio di pochi chilometri, il mare (con l’area protetta di Capo Rizzuto), il Marchesato e la piana del Neto (agricoltura di qualità), e la Sila. Il principale ostacolo è la Statale 106, inadeguata e pericolosa; il suo ammodernamento è considerato una precondizione necessaria per sbloccare le potenzialità del territorio e porre fine all’isolamento». L’analisi territoriale di Folino è pratica e geopolitica insieme. L’esistenza di risorse così diverse nelle immediate vicinanze, coste protette, terreni agricoli fertili, montagne, offre l’opportunità di sviluppare un sistema economico articolato, che potrebbe competere su scala regionale e internazionale se solo la connettività fosse adeguata. La strada statale 106 emerge come la ferita infrastrutturale. La sua pericolosità non è solo statistica, ma ostacola logistica, turismo e sicurezza quotidiana. Per Folino, modernizzare quella direttrice non è un’ideologia, è condizione di possibilità.
Per un tecnico che ha studiato anche governance amministrativa, come si intersecano competenza progettuale e capacità di gestione pubblica nelle sfide locali?
Per l’ingegnere, esiste un’analogia diretta: «come un edificio necessita di una struttura ben dimensionata per stare in piedi, una città richiede una macchina amministrativa efficiente per funzionare. La sfida del Mezzogiorno non risiede nella mancanza di idee, ma nella capacità di trasformare le risorse in opere finite grazie a tecnici preparati all’interno degli enti». Questa risposta riassume il nucleo pratico della proposta di Folino, in quanto il problema non è l’assenza di progetti validi, ma la carenza sistemica nella loro esecuzione. L’esempio edificante è quello dell’ente locale che investe in competenze tecniche interne, progettisti, direttori dei lavori, funzionari capaci di dialogare con fondi, bandi e normative. Folino mette in luce un punto cruciale per chi sostiene politiche di sviluppo: senza una macchina amministrativa che sappia tradurre idee in cantieri, i piani rimangono belle intenzioni.
Parliamo di bioarchitettura: quale spazio può avere questa disciplina nel clima e nel tessuto urbano di Crotone?
«La bioarchitettura consiste nel progettare in base al clima e alle esigenze degli abitanti. Nel clima locale, la priorità è contrastare il caldo estivo attraverso schermature, massa termica e raffrescamento passivo. Oltre alla nuova edilizia di qualità, è cruciale la riqualificazione energetica del patrimonio esistente per ridurre i consumi e aumentare il comfort». Folino richiama l’attenzione su misure concrete e a basso rischio, schermature solari ben studiate, sfruttamento della massa termica degli edifici e tecniche di raffrescamento passivo che non richiedono tecnologie complesse ma pensiero progettuale. È una visione che parla tanto all’urbanista quanto al proprietario di casa, investire nella qualità costruttiva e nella riqualificazione energetica significa meno spesa energetica e maggiore benessere, oltre a una città più resiliente ai picchi climatici.
Se allarghiamo il campo alla scala urbana, la cosiddetta biourbanistica, quali interventi ritiene prioritari per Crotone?
«Si applica lo stesso concetto alla scala urbana, l’uso di alberature contro le isole di calore, superfici drenanti per le piogge intense e percorsi pedonali/ciclabili non è una questione estetica, ma di adattamento climatico necessario in tutti i quartieri». Qui l’ingegnere esplicita la transizione da singolo edificio a sistema urbano. Le priorità non sono eroi tecnologici, ma misure diffuse che migliorano la vita quotidiana, con più alberi, pavimentazioni permeabili, reti di mobilità dolce. Interventi così semplici spesso trovano ostacoli nel breve periodo per costi o abitudini, ma Folino ricorda che sono investimenti che riducono il rischio idrogeologico, aumentano fruizione pubblica e svolgono una funzione sociale.
Nei suoi progetti spesso si parla anche delle regole ambientali negli appalti. Cosa sono i Criteri Ambientali Minimi (CAM) e come vanno applicati realmente?
«Sono requisiti ambientali obbligatori negli appalti pubblici (riguardanti materiali riciclati, gestione rifiuti, prestazioni energetiche). La sfida, come sottolineato dall’ingegnere nei tavoli istituzionali, è interpretarli come strumenti di qualità progettuale e non solo come adempimenti burocratici». La lettura di Folino trasforma i CAM da check-list a strumenti di innovazione. Se applicati con intelligenza, possono innalzare gli standard di progetto, dalla scelta dei materiali alla gestione del cantiere, e mettere le opere pubbliche al centro di un percorso di sostenibilità. Tuttavia, ciò richiede competenze che sappiano tradurre i CAM in specifiche progettuali e controlli efficaci in fase di esecuzione.
Esistono modelli virtuosi da cui prendere esempio, specialmente in contesti climatici affini?
«Malaga è un riferimento ideale per la similitudine climatica. I “corridoi del fresco” sono percorsi ombreggiati e alberati a basso costo che migliorano drasticamente la qualità della vita; a Crotone, una rete simile potrebbe collegare quartieri, centro, lungomare e siti archeologici». L’esempio di Malaga è significativo perché mostra come soluzioni semplici e intelligenti possano restituire vivibilità a spazi urbani caldi e densi. Per Crotone, progettare una rete di corridoi ombreggiati non è solo mitigazione climatica, è politica urbana che connette tessuto sociale, mobilità dolce e valorizzazione del patrimonio.
Un appello ai cittadini e alle istituzioni: cosa si aspetta e cosa consiglierebbe per il futuro della città?
«L’invito ai cittadini è di guardare Crotone con occhi nuovi: la città è in movimento grazie alla continuità della macchina amministrativa, che sta lavorando su cantieri, riqualificazione urbana e valorizzazione archeologica. L’ingegnere esprime orgoglio e fiducia: combinando capitale storico-territoriale, progettazione di qualità e una pubblica amministrazione efficiente, il futuro della città può essere all’altezza della sua storia». La conclusione dell’ing. Folino ritorna su un tema semplice e potente, che la trasformazione urbana è il risultato di collaborazione tra tecnici competenti, cittadini consapevoli e amministrazioni capaci. È un richiamo alla responsabilità condivisa, ma anche alla pazienza e alla lungimiranza. Operare bene richiede tempo, competenze, processi amministrativi robusti.
Quelle di Giampiero Folino non sono un mero elenco di proposte tecniche, ma sono la testimonianza di chi vive il territorio in prima persona e parla la lingua dei cantieri e dei bilanci pubblici, non perdendo l’attenzione per la bellezza storica e sociale del luogo. La sua esperienza coniuga rigore professionale e sensibilità civica. Due qualità che, secondo l’ingegnere, sono condizioni non negoziabili per restituire fiducia e prospettive a una città come Crotone. Siamo disposti come comunità, amministratori, professionisti e cittadini, a investire nella qualità progettuale e nella cura delle procedure? Se la risposta è sì, le trasformazioni possibili non saranno soltanto risposte tecniche, ma strumenti di rinascita civile.


