Settantadue anni fa moriva Alcide De Gasperi, lo statista che contribuì a ricostruire l’Italia e a dare forma all’Europa
ROMA – Ricorre oggi, 19 agosto 2026, il 72° anniversario della morte di Alcide De Gasperi, una delle figure centrali della storia politica e istituzionale italiana del Novecento. Statista, presidente del Consiglio nell’Italia della ricostruzione e convinto sostenitore dell’integrazione europea, De Gasperi morì il 19 agosto 1954, all’età di 73 anni, nella sua casa di Sella di Valsugana, in Trentino.
A distanza di oltre sette decenni, il suo nome rimane indissolubilmente legato a una delle stagioni più difficili e decisive attraversate dal Paese: quella del passaggio dalla guerra alla pace, dalla monarchia alla Repubblica e dalle macerie del secondo conflitto mondiale alla ricostruzione economica, sociale e democratica.
Nato il 3 aprile 1881 a Pieve Tesino, allora territorio dell’Impero austro-ungarico, De Gasperi maturò la propria esperienza politica in un contesto di frontiera, entrando inizialmente nel Parlamento di Vienna. Dopo l’annessione del Trentino all’Italia proseguì il proprio impegno nel Partito Popolare Italiano di don Luigi Sturzo.
Con l’avvento del fascismo conobbe anche la persecuzione politica. Arrestato nel 1927 e condannato, dopo la scarcerazione trovò successivamente impiego presso la Biblioteca Vaticana. Durante gli ultimi anni del regime partecipò alla costruzione di quella che sarebbe diventata la Democrazia Cristiana.
Il momento determinante della sua vicenda politica arrivò nel secondo dopoguerra. De Gasperi guidò infatti otto governi consecutivi tra il dicembre 1945 e l’agosto 1953, attraversando passaggi fondamentali della storia nazionale.
Fu presidente del Consiglio durante il referendum istituzionale del 2 giugno 1946 e la nascita della Repubblica. Sotto i suoi governi l’Italia affrontò la difficile ricostruzione, rientrò progressivamente nella comunità internazionale e pose le basi per una nuova stagione di sviluppo.
Uno dei momenti simbolicamente più importanti fu il viaggio negli Stati Uniti del gennaio 1947, durante il quale De Gasperi cercò sostegno politico ed economico per un’Italia ancora profondamente segnata dalla guerra. Negli anni successivi il Paese beneficiò del Piano Marshall e avviò quel processo di ricostruzione che avrebbe preceduto la grande trasformazione economica degli anni Cinquanta e Sessanta.
Ma la dimensione nazionale rappresenta soltanto una parte della sua eredità.
De Gasperi comprese infatti che la pace europea non avrebbe potuto essere garantita semplicemente ricostruendo ciò che la guerra aveva distrutto. Occorreva creare legami politici ed economici così profondi tra gli Stati da rendere sempre più difficile il ritorno ai conflitti che avevano devastato il continente.
Per questo viene ricordato, insieme a personalità come Robert Schuman e Konrad Adenauer, tra i padri del processo di integrazione europea. L’Italia partecipò alla nascita del Consiglio d’Europa e della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, uno dei primi nuclei di quella costruzione sovranazionale dalla quale sarebbe successivamente nata l’attuale Unione europea.
Il pensiero degasperiano era profondamente radicato nella cultura cattolica democratica, ma la sua azione politica fu caratterizzata anche da un forte senso delle istituzioni, dalla centralità del Parlamento e dalla consapevolezza della necessità di costruire equilibri in una società attraversata da profonde contrapposizioni ideologiche.
De Gasperi morì il 19 agosto 1954, appena un anno dopo la conclusione della sua lunga esperienza alla guida del Governo.
Settantadue anni dopo, ricordarlo significa dunque ripercorrere una pagina fondamentale della storia repubblicana. La sua vicenda personale attraversò imperi, due guerre mondiali, dittatura, carcere, nascita della Repubblica e ricostruzione.
Ma soprattutto il suo percorso racconta una generazione politica chiamata a governare un Paese materialmente e moralmente provato dalla guerra e contemporaneamente a immaginare qualcosa che ancora non esisteva: un’Europa nella quale nazioni fino a pochi anni prima nemiche potessero costruire insieme un futuro di pace.
Ed è probabilmente proprio questa capacità di guardare oltre l’emergenza del proprio tempo a rendere, ancora oggi, la figura di Alcide De Gasperi parte integrante non soltanto della memoria italiana, ma della storia dell’Europa contemporanea.

