ESTERI – A dodici mesi dal suo secondo insediamento alla Casa Bianca, Donald Trump sceglie una lunga conferenza stampa per rilanciare la propria visione politica e anticipare i temi che porterà al Forum economico di Davos. Un intervento ampio e spesso disordinato, nel quale il presidente statunitense alterna annunci, provocazioni e rivendicazioni personali.
Tra le dichiarazioni più controverse, Trump ipotizza che il suo “Board of Peace”, al quale avrebbe invitato anche Vladimir Putin, potrebbe in futuro prendere il posto delle Nazioni Unite, giudicate “poco utili”. Sul fronte internazionale torna poi la questione Groenlandia: il presidente parla di sviluppi imminenti, lasciando intendere possibili iniziative strategiche legate alla sicurezza nazionale e al ruolo della Nato, che — assicura — ne uscirebbe soddisfatta.
Alla vigilia di Davos, Trump minimizza i timori su eventuali contraccolpi economici con gli alleati, sostenendo che molti Paesi avrebbero un forte interesse a mantenere gli accordi con Washington. “Sono previsti diversi incontri sulla Groenlandia e credo che tutto andrà molto bene”, afferma.
Nel corso della conferenza non mancano le polemiche. Trump attacca la Norvegia accusandola di influenzare il premio Nobel per la Pace, che a suo dire gli sarebbe stato negato nonostante il merito di aver “risolto otto guerre”, un risultato che ritiene senza precedenti nella storia presidenziale americana.
Il presidente torna anche a mettere in discussione alcuni pilastri dell’alleanza atlantica. Da un lato ribadisce l’impegno degli Stati Uniti a difendere la Nato, dall’altro esprime dubbi sulla reciprocità europea in caso di necessità americana. Allo stesso tempo rivendica di aver costretto gli alleati ad aumentare la spesa militare fino al 5% del Pil, sostenendo che l’Europa continui comunque a trattare gli Stati Uniti in modo ingiusto.
Sul piano dei rapporti personali, Trump afferma di non aver ancora parlato con il presidente francese Emmanuel Macron e con il premier britannico Keir Starmer, ma si dice convinto di avere con entrambi buone relazioni, nonostante qualche tensione “a distanza”.
L’intervento assume toni più duri quando il presidente attacca la deputata democratica Ilhan Omar e la comunità somala negli Stati Uniti, definendo la Somalia uno “Stato fallito” e utilizzando un linguaggio che ha suscitato critiche per il carattere offensivo e stereotipato.
Ampio spazio è dedicato anche all’economia. Trump difende la sua politica dei dazi, sostenendo che abbia rafforzato la sicurezza nazionale senza provocare inflazione, che attribuisce invece alla precedente amministrazione Biden. L’economia americana, secondo il presidente, sarebbe “la migliore di sempre”, pur ammettendo che alcune decisioni della Corte Suprema potrebbero avere costi molto elevati per le finanze pubbliche.
Infine, il tema dell’immigrazione. Trump mostra dati e immagini di presunti criminali entrati illegalmente nel Paese e difende con forza l’operato dell’Ice, l’agenzia federale per il controllo delle frontiere. Pur riconoscendo che possano verificarsi errori, il presidente ribadisce la necessità di una linea dura, citando anche il caso della morte di Renee Good, definita “una tragedia che mi ha colpito”.
Una conferenza fiume che conferma lo stile comunicativo del presidente: annunci spettacolari, toni conflittuali e una forte centralità del messaggio politico in vista dei prossimi appuntamenti internazionali.