L’incubo è finito, e nel migliore dei modi. Sono stati rintracciati nella giornata di oggi, mercoledì, Sonia Bottecchiari, 49 anni, e i suoi due figli di 14 e 16 anni, di cui si erano perse le tracce dallo scorso 20 aprile dopo la partenza da Piacenza. La famiglia si trova in Friuli: stanno tutti bene e vivono in condizioni descritte dagli inquirenti come assolutamente adeguate. A confermare la svolta decisiva in una vicenda che ha tenuto col fiato sospeso per settimane l’intera comunità piacentina è stata la procuratrice Grazia Pradella, chiudendo così un caso di scomparsa che si era fatto di giorno in giorno più complesso. Il primo vero indizio della loro presenza nel nord-est era emerso lo scorso 6 maggio, quando l’auto della donna era stata individuata in sosta in un parcheggio a Tarcento, in provincia di Udine. Da quel momento le indagini si sono concentrate e strette nella zona, fino al rintraccio odierno. Dietro questo allontanamento volontario, tuttavia, si delinea un quadro di profonda fragilità e paura. Solo due giorni fa, lunedì, a casa del padre della donna, l’inviato di Sky TG24 Flavio Isernia aveva fortuitamente rinvenuto durante un’intervista una lettera scritta da Sonia: un testo intriso di sofferenza e di una marcata inquietudine, che spiegava la disperata necessità di tagliare i ponti con il proprio contesto di provenienza. Un malessere che trova riscontro diretto nella gestione della vicenda da parte della Procura di Piacenza, che ha deciso di imporre un cordone di massima sicurezza sull’esatta ubicazione della famiglia. Le autorità hanno infatti chiarito in modo perentorio che non verranno divulgati ulteriori dettagli per rispettare la volontà della quarantanovenne, la quale ha manifestato forti timori all’idea di poter essere raggiunta. Il messaggio della donna agli inquirenti è stato inequivocabile: se il suo attuale rifugio dovesse essere scoperto e reso pubblico, la sua intenzione è quella di fuggire di nuovo e rendersi ancora una volta irreperibile. Una chiusura netta che richiede ora un doveroso silenzio mediatico, per tutelare l’incolumità e la serenità faticosamente ritrovata di una madre e dei suoi due ragazzi.