ROMA – “Quello che è accaduto a Modena ha lasciato tutti sgomenti. Davanti a episodi di violenza così gravi non possiamo limitarci allo shock del momento: servono prevenzione, attenzione ai segnali di disagio e maggiore responsabilità sociale”. È il commento dell’imprenditore romano Gianluca Pietrucci dopo gli sviluppi dell’inchiesta sull’attacco avvenuto nel centro di Modena, dove il 31enne Salim El Koudri ha travolto diverse persone con un’auto, provocando numerosi feriti.
Nelle ultime ore sono emersi alcuni messaggi inviati anni fa all’Università di Modena, nei quali l’uomo avrebbe scritto frasi offensive contro i cristiani e manifestato forte frustrazione per la propria situazione lavorativa e personale. Gli investigatori stanno cercando di chiarire il quadro psicologico e sociale dell’aggressore, già seguito in passato dai servizi di salute mentale.
“È fondamentale condannare senza ambiguità ogni forma di odio e violenza — aggiunge Petrucci — ma allo stesso tempo bisogna investire molto di più nella prevenzione, nel sostegno psicologico e nell’inclusione sociale, soprattutto nei confronti dei giovani che vivono situazioni di isolamento e fragilità”.
Secondo l’imprenditore romano, il caso di Modena dimostra quanto sia necessario rafforzare la collaborazione tra istituzioni, scuole, università, famiglie e servizi territoriali per intercettare per tempo situazioni potenzialmente pericolose. “Non possiamo aspettare che il disagio degeneri in tragedia. Servono strumenti concreti, ascolto e presidi sociali più forti”, sottolinea.
Petrucci richiama anche il tema della responsabilità collettiva: “La sicurezza non riguarda soltanto le forze dell’ordine. È un lavoro culturale che coinvolge tutta la società. Bisogna contrastare odio, radicalizzazione e solitudine con educazione, dialogo e opportunità”.
L’attacco avvenuto a Modena continua intanto a scuotere l’opinione pubblica nazionale. Gli inquirenti stanno approfondendo il profilo dell’aggressore per comprendere eventuali motivazioni ideologiche o personali dietro il gesto, mentre il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha parlato di una vicenda complessa, legata anche a un forte risentimento sociale e personale.