Tapiro d’oro: l’ultimo morso dell’icona di Striscia e della satira

Con la sempre più probabile chiusura definitiva di Striscia la Notizia, cala per sempre il sipario su oltre tre decenni di televisione satirica e, soprattutto, sul suo simbolo più iconico e dissacrante: il celebre Tapiro d’oro.

Nato dall’intuizione di Antonio Ricci, il premio ha una data di nascita ben precisa: il primissimo Tapiro d’oro della storia fu consegnato il 27 novembre 1996 dal pupazzo rosso, il Gabibbo, al pm Alberto Cardino, “attapirato” per essersi visto sottrarre l’inchiesta Necci-Pacini Battaglia, trasferita da La Spezia a Perugia. Solo pochi mesi dopo, nel marzo 1997, il Gabibbo passò ufficialmente il testimone a Valerio Staffelli, consacrandolo come tapiroforo per antonomasia del tg satirico, anche se nel 2000 toccò nuovamente al Gabibbo una consegna memorabile legata all’esordio del neonato Grande Fratello, durante la prima storica edizione condotta da Daria Bignardi.

Negli anni il rito della statuetta dorata ha coinvolto 368 donne e innumerevoli protagonisti del costume, dello sport e della politica, incoronando veri e propri collezionisti seriali sul podio della storia televisiva: al primo posto trionfa Belén Rodríguez con ben 32 Tapiri d’oro, regina assoluta intercettata per la prima volta nel 2008 tra gossip, tempeste mediatiche e polemiche social; al secondo posto svetta Rosario Fiorello con 27 statuette, protagonista di irresistibili siparietti e inseguimenti d’antologia; al terzo posto si piazza Antonio Cassano con 23 consegne, collezionate tra memorabili cassanate, liti con i club e spigolose esternazioni sportive.

Un’epopea ricca di record leggendari: oltre 30 esemplari di “Tapirone” gigante in formato XL per figuracce colossali — come il primo in assoluto a Romano Prodi nel 1998 per la caduta del governo, la “Tapiressa” con calze a rete e parrucca a Silvio Berlusconi nel 2011 per le sue dimissioni e il maxi-premio ad Andrea Agnelli nel 2021 per il flop della Super League — affiancati da versioni su misura bizzarre, come il Tapiro “illuminante” per Barbara D’Urso, la statuetta con occhiali e microtelecamera per il caso Maria Rosaria Boccia o la sola base in legno lasciata nei casi di colpa parziale.

Epici restano anche i retroscena di consegna: dall’appostamento-record di 10 giorni in camper nel 1999 per intercettare Adriano Celentano fingendosi fan, alla violenta reazione del 2003 con la frattura del naso di Staffelli causata da Fabrizio Del Noce a colpi di microfono, fino allo storico Tapiro numero 1.500 consegnato a ottobre 2024 a Chiara Ferragni tra le vicende del caso Pandoro e la rottura con Fedez.

Questo immaginario pop è stato celebrato anche nell’arte nel settembre 2019 con il monumentale “Wall of Fame” di 27 metri per 5 firmato dal graffitaro Lapo Fatai all’esterno degli studi Mediaset, una parodia circense de L’ultima cena leonardesca in cui un Gabibbo di oltre due metri doma a colpi di frusta 26 Tapiri acrobati.

Oggi, quell’arena si svuota: l’addio quasi certo a Striscia la Notizia e al suo trofeo dorato non sancisce soltanto la fine di un programma, ma fotografa il tramonto di un’epoca irripetibile, segnando il passaggio di testimone da una televisione generalista capace di riunire milioni di italiani davanti allo schermo fino al graduale declino dell’ascolto lineare di questi ultimi anni. Con l’ultimo muso lungo archiviato, se ne va il rito catodico di un Paese che, specchiandosi in una statuetta dorata, ha saputo esorcizzare i propri scandali con una risata.