ROMA – Novant’anni e una parte fondamentale della storia della musica italiana scritta attraverso parole diventate patrimonio di intere generazioni. Giulio Rapetti Mogol ha compiuto 90 anni lo scorso 17 agosto, celebrando un traguardo che inevitabilmente diventa anche l’occasione per ripercorrere una carriera straordinaria: 1.776 canzoni firmate e, secondo i dati riportati dalla sua biografia ufficiale, 523 milioni di dischi venduti nel mondo.
Nato a Milano il 17 agosto 1936, Giulio Rapetti è diventato semplicemente Mogol per milioni di italiani. Chiamarlo soltanto “paroliere”, però, è riduttivo e lui stesso ha sempre preferito definirsi autore. Perché dietro quelle parole non c’erano soltanto rime costruite sulla musica, ma storie, immagini, sentimenti e frammenti della vita quotidiana capaci di entrare nel linguaggio comune.
Il nome di Mogol resta inevitabilmente legato a quello di Lucio Battisti. Il loro incontro risale al 1965 e da quel sodalizio nacque una delle stagioni creative più importanti della musica leggera italiana. Insieme costruirono un repertorio capace di attraversare il tempo: Emozioni, Mi ritorni in mente, I giardini di marzo, Una donna per amico, Il mio canto libero, La canzone del sole e Pensieri e parole sono soltanto alcuni dei titoli entrati nella memoria collettiva.
Ma raccontare Mogol esclusivamente attraverso Battisti significherebbe descrivere soltanto una parte della sua lunghissima carriera. I suoi testi sono stati interpretati da Adriano Celentano, Caterina Caselli, Little Tony, Bobby Solo, Fausto Leali, Riccardo Cocciante, Mango, Gianni Morandi, i Dik Dik, l’Equipe 84, la Premiata Forneria Marconi e moltissimi altri protagonisti della musica italiana.
La sua storia professionale era cominciata molto prima dell’incontro con Battisti. Nel 1961 arrivò anche la vittoria al Festival di Sanremo con “Al di là”, composta insieme a Carlo Donida e portata al successo da Betty Curtis e Luciano Tajoli.
Mogol non ha però dedicato la propria vita soltanto alla scrittura. Nel 1992 ha fondato il Centro Europeo di Toscolano (CET), in Umbria, diventato negli anni un punto di riferimento per la formazione di autori, compositori e interpreti e un luogo nel quale trasmettere alle nuove generazioni l’esperienza maturata in decenni di lavoro.
Proprio nell’anno dei novant’anni è tornato a raccontarsi anche attraverso l’autobiografia “Senza paura. La mia vita”, ripercorrendo incontri, avventure e una carriera trascorsa accanto ad alcuni dei più importanti protagonisti dello spettacolo italiano. Parlando ai giovani, Mogol ha ribadito una sua convinzione: il talento rappresenta soltanto una piccola parte del risultato, mentre il resto arriva attraverso studio, fatica e rigore.
E forse il segreto della longevità artistica di Mogol sta proprio qui. Le sue canzoni non appartengono solamente all’epoca nella quale furono scritte. Continuano a essere ascoltate, cantate, reinterpretate e scoperte da ragazzi nati molti decenni dopo.
A novant’anni Giulio Rapetti Mogol può quindi guardare a qualcosa che va ben oltre una straordinaria carriera professionale. Le sue parole sono diventate parte della colonna sonora del Paese: hanno raccontato amori, partenze, solitudini, entusiasmi, paure e speranze.
Novant’anni di vita, oltre sessant’anni di canzoni. E quelle parole, ancora oggi, continuano a far cantare l’Italia.