La Russia riprende gli attacchi su Kiev dopo la breve tregua: due morti e dieci feriti

KIEV – La Russia ha ripreso la guerra esattamente dal punto in cui l’aveva temporaneamente interrotta. Terminata la breve sospensione degli attacchi sulla capitale ucraina, decisa in concomitanza con la missione diplomatica degli inviati statunitensi Jared Kushner e Steve Witkoff, Mosca è tornata a colpire Kiev con missili balistici e droni.

Il nuovo bombardamento ha provocato almeno due morti e dieci feriti, oltre a danni estesi in diversi quartieri della capitale. Secondo le autorità ucraine, sarebbero stati interessati 14 edifici residenziali, un dormitorio, una scuola, una struttura sanitaria e alcuni magazzini. In diverse zone sono divampati incendi e le squadre di emergenza sono rimaste al lavoro per soccorrere la popolazione e mettere in sicurezza gli immobili.

La tregua, durata appena tre giorni, aveva riguardato principalmente gli attacchi contro Kiev ed era stata disposta durante la visita degli emissari del presidente statunitense Donald Trump. Kushner e Witkoff avevano incontrato prima Vladimir Putin a Mosca e successivamente i vertici ucraini a Kiev, nel tentativo di riaprire un canale negoziale e verificare la possibilità di un accordo.

La ripresa immediata dei bombardamenti mostra però quanto il percorso diplomatico resti fragile. Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha condannato l’attacco, chiedendo ai partner occidentali un rafforzamento delle difese antiaeree e l’invio di ulteriori sistemi per intercettare missili e droni.

Il ministero della Difesa russo ha dichiarato di aver colpito infrastrutture militari e logistiche a Kiev e nella zona di Chornomorsk. Le autorità ucraine denunciano invece il coinvolgimento di numerosi edifici civili e servizi essenziali.

L’escalation ha avuto ripercussioni anche in Polonia. Varsavia ha disposto misure militari preventive per proteggere il proprio spazio aereo e ha temporaneamente sospeso i voli dall’aeroporto di Lublino. La Polonia, Paese membro della Nato e confinante con l’Ucraina, segue con particolare attenzione ogni offensiva condotta nelle regioni occidentali ucraine.

Nelle stesse ore anche l’Ucraina ha lanciato nuovi attacchi con droni contro il territorio russo. Nella regione di Saratov sarebbero state danneggiate alcune infrastrutture e si registrerebbero dei feriti. L’area ospita importanti siti petroliferi e installazioni militari.

Il Cremlino continua a non escludere formalmente una ripresa dei colloqui trilaterali tra Russia, Ucraina e Stati Uniti, ma ritiene ancora prematuro parlare di date, luoghi e modalità. Le distanze restano profonde: Mosca pretende il riconoscimento delle conquiste territoriali e la rinuncia di Kiev all’ingresso nella Nato, condizioni che l’Ucraina considera inaccettabili.

A poche ore dalla partenza degli inviati americani, il ritorno dei missili su Kiev rappresenta dunque il segnale più drammatico della persistente distanza tra le aperture diplomatiche e la realtà del conflitto. La breve tregua si è conclusa senza produrre una svolta concreta e la guerra ha ripreso il suo corso con un nuovo tributo di vittime civili.