Svolta a Scuola o fallimento sociale: Sammarro (IdM) fa il punto dopo l’aggressione di Roma.

Intervista alla Coordinatrice del Dipartimento Istruzione e Merito di Italia del Meridione

ROMA – L’aggressione avvenuta in una scuola media della capitale riapre con forza il dibattito sulle condizioni in cui versa la scuola italiana e sul ruolo delle istituzioni nella protezione del personale docente e scolastico. Per comprendere le origini culturali di questa crisi e delineare le possibili soluzioni, abbiamo intervistato Adele Sammarro, Coordinatrice del Dipartimento Istruzione e Merito del movimento politico Italia del Meridione (IdM)

L’episodio avvenuto a Roma ha scosso profondamente l’opinione pubblica. Coordinatrice Sammarro, qual è la lettura di Italia del Meridione di fronte a questo ennesimo fatto di cronaca?

«A nome personale e di tutto il Dipartimento Istruzione e Merito di Italia del Meridione, desidero innanzitutto esprimere la più totale solidarietà e vicinanza alla docente colpita e a tutta la comunità scolastica coinvolta. Tuttavia, come forza politica, abbiamo il dovere di andare oltre la semplice condanna del gesto. Quanto accaduto a Roma non è una bravata né un fatto isolato: è il sintomo drammatico di una ferita profonda che sta lacerando il nostro sistema d’istruzione. Assistiamo, da tempo, a un progressivo e pericoloso sgretolamento del rispetto verso la funzione docente e verso l’istituzione scolastica nel suo complesso. Quando viene attaccato un insegnante, ad essere colpita è la democrazia stessa e il futuro dei nostri giovani.»

Nel vostro intervento ponete un forte accento sulla condizione lavorativa dei docenti e del personale scolastico. Di cosa hanno bisogno oggi gli insegnanti per lavorare in sicurezza?

«Oggi gli insegnanti e il personale ATA lavorano spesso in prima linea, esposti a tensioni sociali crescenti e a disagi comportamentali complessi, senza disporre delle garanzie necessarie. La scuola non può e non deve trasformarsi in una trincea. Insegnare è una missione fondamentale per il Paese che richiede serenità, ascolto ed equilibrio: condizioni impossibili da garantire se si opera nell’insicurezza. Come Italia del Meridione chiediamo con forza un intervento normativo e strutturale urgente. Occorrono tutele concrete per il personale scolastico, che spaziano dal supporto legale e psicologico, al potenziamento dei protocolli di sicurezza e tutela nei luoghi di lavoro. Garantire la sicurezza di chi educa è il primo passo per ridare dignità e centralità alla professione.»

Oltre alle tutele per i lavoratori, quale deve essere la risposta sul piano culturale ed educativo?

«La risposta non può essere esclusivamente sanzionatoria o repressiva. La vera sfida si gioca sul terreno della prevenzione e della cultura del rispetto. La scuola deve ritrovare la sua natura primaria di luogo di formazione integrale della persona, dove si apprendono non solo nozioni, ma il valore dell’empatia, della convivenza civile e del rispetto delle regole. Questo processo, tuttavia, non può gravare interamente sulle spalle dei soli docenti o essere oggetto di una delega incondizionata da parte della società. La cultura del rispetto deve nascere prima di tutto all’interno delle mura domestiche, per poi essere coltivata e rafforzata nelle aule scolastiche.»

Qual è il messaggio che Italia del Meridione rivolge alle famiglie e alle istituzioni politiche per il futuro della scuola?

«Chiediamo una svolta culturale profonda. La scuola non deve essere vista come un erogatore di servizi contro cui schierarsi o da contestare al primo esito negativo, ma come un alleato fondamentale nella crescita dei figli. È indispensabile ricostruire un Patto Educativo di Corresponsabilità autentico e vincolante tra scuola e famiglia, affinché genitori ed educatori tornino a remare nella stessa direzione. Come Dipartimento Istruzione e Merito di Italia del Meridione continueremo a sollecitare il Ministero e le Istituzioni affinché vengano attivati tavoli di confronto continui: servono presidi psicologici negli istituti, adeguamento degli organici e una nuova alleanza educativa nazionale. Solo ricucendo questo strappo tra società, famiglie e scuola potremo restituire alle nostre aule la serenità che meritano.»

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