ROMA – Diarrea persistente, dolori addominali e febbre, soprattutto durante o dopo una terapia antibiotica, sono segnali da sottoporre al medico: tra le possibili cause c’è l’infezione da Clostridioides difficile, batterio conosciuto ancora comunemente con il precedente nome di Clostridium difficile. Può provocare un’infiammazione del colon e, nei casi più seri, complicanze che richiedono il ricovero. Non tutte le diarree associate agli antibiotici, tuttavia, dipendono da questo microrganismo.
Parlare genericamente di “clostridium” non identifica una diagnosi precisa. In questo approfondimento l’attenzione è rivolta al C. difficile, legato alle infezioni intestinali, il cui nome scientifico è stato aggiornato in Clostridioides difficile.
L’Istituto Superiore di Sanità indica il trattamento antibiotico come principale fattore di rischio: modificando l’equilibrio della flora intestinale, può favorire la moltiplicazione del batterio e la produzione delle sue tossine. Questo non significa rinunciare agli antibiotici necessari, ma utilizzarli soltanto su prescrizione e secondo le indicazioni ricevute. Non bisogna interrompere autonomamente una terapia se compare diarrea: occorre contattare il curante.
Il rischio è maggiore nelle persone anziane, in chi ha difese immunitarie indebolite, in chi è stato recentemente ricoverato o ospitato in una struttura assistenziale e in chi ha già avuto l’infezione. Il batterio può però essere presente nell’intestino senza provocare malattia: la colonizzazione e l’infezione sintomatica sono condizioni diverse.
La manifestazione più frequente è una diarrea acquosa e ripetuta, talvolta accompagnata da nausea, perdita di appetito, febbre e dolore addominale. Le scariche possono determinare una perdita importante di liquidi. In presenza di dolore intenso, marcata debolezza, scarsa produzione di urina o rapido peggioramento è necessaria una valutazione urgente.
La diagnosi richiede una valutazione clinica e, quando indicato, esami delle feci. Un risultato positivo va interpretato insieme ai sintomi: la sola presenza del batterio non dimostra necessariamente una malattia da trattare. La cura prevede antibiotici specifici scelti dal medico; in alcune persone l’infezione può ripresentarsi dopo un iniziale miglioramento e richiedere un nuovo percorso terapeutico.
La prevenzione passa anche dall’igiene. Il microrganismo produce spore che possono contaminare mani, oggetti e superfici. In casa, soprattutto quando si assiste una persona con l’infezione, è importante lavarsi le mani con acqua e sapone dopo il bagno e prima di mangiare. Occorre inoltre curare la pulizia dei servizi igienici e delle superfici toccate frequentemente, utilizzando prodotti adatti e rispettando le istruzioni del produttore.
Riconoscere i sintomi, riferire al medico eventuali terapie antibiotiche recenti e adottare corrette misure igieniche aiuta a intervenire tempestivamente e a limitare la diffusione dell’infezione.
Fonti: Istituto Superiore di Sanità–EpiCentro; Centers for Disease Control and Prevention; MedlinePlus. Articolo divulgativo: diagnosi e trattamento richiedono una valutazione medica.