L’anno che potrebbe essere senza inverno

L’estate 2026 si avvia verso la conclusione del calendario, ma non sembra ancora intenzionata a cedere il passo all’autunno. Nei primi giorni di settembre il caldo continua infatti a dominare gran parte dell’Italia, con temperature sensibilmente superiori alle medie stagionali. Soltanto durante la notte e nelle prime ore del mattino l’escursione termica ha consentito di percepire qualche grado in meno, senza però determinare un vero cambiamento dello scenario meteorologico.

È in questo contesto che comincia a prendere corpo l’ipotesi di un “anno senza inverno”. Un’espressione certamente forte, da interpretare in senso climatico e non letterale, ma che sintetizza il segnale proveniente dai primi modelli stagionali internazionali: l’autunno potrebbe rimanere a lungo più caldo della norma e anche l’inverno 2026-2027 rischierebbe di essere caratterizzato da temperature mediamente elevate, con anomalie potenzialmente persistenti fino alla fine di febbraio.

Le previsioni a così lunga distanza non consentono naturalmente di stabilire quale tempo farà in una determinata città o se arriveranno singole ondate di freddo e nevicate. Indicano invece una tendenza generale: la probabilità che, nell’insieme della stagione, prevalgano condizioni più miti rispetto ai valori climatici abituali. Un inverno caldo non escluderebbe dunque parentesi gelide anche intense, ma potrebbe renderle più brevi e meno frequenti.

A rafforzare questo scenario è il fenomeno di El Niño, in rapido consolidamento nel Pacifico equatoriale. Secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale, esiste una probabilità prossima al cento per cento che l’evento persista fino a febbraio 2027, raggiungendo un’intensità molto elevata. El Niño influenza la circolazione atmosferica mondiale e, combinandosi con il riscaldamento globale, aumenta la possibilità di temperature superiori alla norma in vaste aree del pianeta. Per l’Europa gli effetti non sono però automatici né uniformi, poiché dipendono anche dall’andamento dell’Atlantico, dal vortice polare e dalla disposizione delle correnti.

I primi scenari elaborati dai modelli stagionali ECMWF e NMME individuano comunque anomalie termiche positive su buona parte del continente europeo. Si tratta di proiezioni probabilistiche, aggiornate periodicamente, che non autorizzano ancora ad annunciare la scomparsa dell’inverno, ma rendono plausibile una stagione complessivamente più mite. Le previsioni stagionali di Copernicus, del resto, coprono un arco di sei mesi e vengono aggiornate ogni mese proprio perché l’affidabilità diminuisce con l’aumentare della distanza temporale.

Il caldo prolungato sta intanto modificando abitudini considerate fino a pochi anni fa consolidate. Con la riapertura degli istituti scolastici si torna a discutere della necessità di installare impianti di climatizzazione nelle aule, soprattutto negli edifici esposti al sole e nei territori in cui settembre conserva ormai caratteristiche pienamente estive. Anche i calendari di lavoro, le attività agricole, i consumi energetici e la gestione delle risorse idriche devono progressivamente adattarsi a stagioni sempre meno riconoscibili.

L’eventuale inverno mite avrebbe conseguenze rilevanti anche per il turismo montano e gli sport invernali, sempre più dipendenti dall’innevamento artificiale, oltre che per l’agricoltura. Molte coltivazioni necessitano infatti di un determinato numero di ore di freddo, mentre temperature troppo elevate possono anticipare la ripresa vegetativa ed esporre le piante ai danni provocati da eventuali gelate tardive. A ciò si aggiungono i rischi per le riserve idriche, tradizionalmente alimentate dalla neve accumulata sui rilievi.

L’espressione “anno senza inverno” resta dunque una provocazione, più che una previsione da assumere alla lettera. Ma il fatto stesso che uno scenario del genere venga oggi preso in considerazione mostra quanto rapidamente stia cambiando il clima. Il caldo eccezionale non rappresenta più soltanto un’anomalia passeggera: sta diventando un elemento strutturale con il quale città, scuole, imprese e territori saranno chiamati a confrontarsi.