Il conto salato del clima estremo: l’impatto economico e le nuove rotte dell’Europa

Le estati torride e il moltiplicarsi dei fenomeni meteorologici estremi non rappresentano più soltanto un’emergenza ambientale, ma una voce di costo sempre più pesante per i bilanci dell’intero continente europeo.

Secondo un report elaborato dalla compagnia assicurativa tedesca Allianz, l’ondata di caldo estivo estremo ha causato quest’anno all’economia europea una perdita stimata in 113 miliardi di euro. Il fenomeno incide direttamente sulla produzione e sulla produttività complessiva, frenata da cali di rendimento sul lavoro, pause prolungate e assenze durante i picchi termici. A livello continentale, la flessione complessiva è stimata a poco meno dello 0,5% del prodotto economico atteso per l’anno in corso.

Nel quadro tracciato dagli analisti, il prezzo più alto lo paga l’Italia: le stime indicano infatti perdite per 28 miliardi di euro, un ammontare paragonabile al valore di un’intera manovra economica. Alle spalle della Penisola si posiziona la Germania, con un danno calcolato in 25 miliardi di euro, seguita dalla Francia a quota 20 miliardi di impatto sul prodotto interno lordo.

L’impatto di questa stagione si inserisce in una traiettoria di lungo periodo dai numeri altrettanto severi. I dati dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), ripresi da Etica Sgr, indicano che nell’arco temporale compreso tra il 1980 e il 2024 gli eventi climatici estremi — comprensivi di ondate di calore, alluvioni, siccità e tempeste — hanno generato in Europa perdite economiche per 822 miliardi di euro. Distribuita sull’intera popolazione dell’Unione europea, la cifra corrisponde a un costo medio pro capite di circa 1.642 euro. A destare particolare attenzione è il ritmo con cui tali costi si stanno accumulando: circa il 25% dell’ammontare complessivo si è concentrato esclusivamente negli ultimi quattro anni, evidenziando una netta accelerazione dei danni.

La mappa storica degli Stati membri riflette disparità rilevanti. Sul fronte delle perdite assolute complessive (espresse in milioni di euro), la Germania guida i rilievi a quota 186.908 milioni, seguita proprio dall’Italia con 145.226 milioni, dalla Francia con 138.104 milioni e dalla Spagna con 119.577 milioni. Guardando invece al costo medio pro capite per cittadino, il dato più elevato spetta alla Slovenia con 9.176 euro, seguita dal Lussemburgo (2.980 euro), dalla Spagna (2.804 euro), dall’Italia (2.503 euro), dall’Austria (2.417 euro), dalla Germania (2.304 euro) e dalla Francia (2.218 euro).

Le ripercussioni delle temperature eccezionali si fanno sentire in modo tangibile anche sulle abitudini e sulle scelte dei consumatori, a partire dal settore turistico. Il caldo persistente sta spingendo i viaggiatori a riorganizzare le attività quotidiane, a spostare i periodi di ferie verso i mesi di spalla e a modificare la scelta delle destinazioni. Emerge così la tendenza del “coolcation”, orientata verso mete caratterizzate da climi miti o freddi, come Norvegia o Finlandia. Al contempo, si registra un deciso incremento delle presenze in montagna e nelle aree lacustri ad alta quota in cerca di sollievo, mentre le tradizionali mete balneari e le città d’arte del bacino del Mediterraneo si trovano ad affrontare cali di affluenza proprio durante le settimane più calde dell’estate.