ROMA – Una percentuale sulle emissioni medie dei costruttori non equivale a una quota garantita di automobili a benzina o diesel disponibili per gli acquirenti. È la distinzione al centro dell’approfondimento di MANIRENT, diffuso da Nex News, sul dibattito europeo relativo al futuro dei motori termici dopo il 2035.
Secondo l’analisi, l’ipotesi di ridurre del 90% le emissioni medie delle nuove vetture, anziché azzerarle, non consentirebbe di dedurre automaticamente che il restante 10% delle immatricolazioni sarà composto da auto a combustione. Il parametro riguarda infatti una media delle emissioni della flotta: il risultato cambia a seconda delle tecnologie e dei modelli venduti da ogni casa automobilistica.
Per illustrare il meccanismo, MANIRENT propone un esempio aritmetico: in una flotta di cento auto, novanta vetture a zero emissioni e dieci da 86 grammi di CO₂ per chilometro produrrebbero una media di 8,6 grammi. Se le dieci vetture emettessero invece 113 grammi ciascuna, la media salirebbe a 11,3 grammi. La stessa proporzione tra elettriche e altre motorizzazioni può dunque generare risultati diversi. Si tratta di simulazioni, che non costituiscono autorizzazioni alla vendita dei modelli nel 2035.
L’approfondimento distingue inoltre gli annunci politici dalle decisioni legislative e dalle scelte industriali. La disponibilità futura di una determinata vettura dipenderà dai testi approvati e dai programmi dei produttori: una percentuale di riduzione delle emissioni non garantisce da sola la permanenza di un modello nei listini.
Per gli automobilisti, osserva MANIRENT, il confronto tra acquisto, finanziamento e noleggio richiede quindi condizioni concrete, durata di utilizzo e costi verificati. L’attesa non assicura che il modello desiderato rimanga disponibile e un annuncio politico non rende automaticamente più conveniente una delle diverse soluzioni di mobilità.