Comprare un’automobile oggi non è più una scelta dettata dalle esigenze, ma un azzardo economico. Il consumatore si ritrova disorientato e con le spalle al muro: i listini sono fuori controllo, i carburanti segnano livelli record e ogni motorizzazione sembra nascondere una trappola. A complicare il quadro c’è la nuova prassi dei concessionari, che spingono con insistenza verso finanziamenti interni ricchi di interessi: chi pretende di pagare l’auto subito in contanti viene penalizzato, arrivando a sborsare anche oltre 3.000 euro in più sul prezzo d’acquisto.
Sul fronte dei motori la confusione è totale. L’Italia, un tempo regina del gasolio e culla di brevetti storici come il Common Rail, ha abbandonato la propria eccellenza per inseguire una transizione in cui i giapponesi dominano da decenni. Il confronto è impietoso: mentre dal Sol Levante arrivano sistemi Full Hybrid ultra-collaudati, da noi spesso ci si limita ad appiccicare la scritta “Hybrid” sul retro come fosse un adesivo di moda, montando sistemi leggeri che poco incidono sui consumi. Nel frattempo il diesel viene condannato dai blocchi del traffico e dal caro carburante, con il gasolio fisso sui 2,20 euro al litro e picchi oltre i 2,35 euro, mentre la benzina resta inchiodata a 2,00 euro. L’elettrico puro rimane un privilegio per chi ha un garage privato: senza una ricarica domestica, tra colonnine pubbliche care e scarse, si rischia ogni giorno di restare a secco.
L’unica alternativa logica ed economica per il portafoglio sarebbe il GPL, a più o meno 0,75 euro al litro. Eppure i grandi costruttori lo hanno quasi azzerato dai listini: chi vuole un’auto a gas nuova di fabbrica è costretto a scegliere quasi solo tra il gruppo Renault-Dacia e l’ “ italiana ” DR. A completare la beffa c’è la scomparsa del ruotino di scorta, sostituito da inutili kit di gonfiaggio: se la gomma si squarcia, la schiuma non serve a nulla. In autostrada significa chiamare un carro attrezzi sborsando tra i 150 e i 200 euro solo per il traino; su una strada isolata di montagna significa rimanere bloccati per ore.
Ci hanno venduto la modernità come un grande passo avanti, ma ha tutto il sapore di un amaro regresso: mai nella storia dell’automobile avevamo speso così tanto correndo, ogni singolo giorno, il rischio concreto di rimanere a piedi.