UCOII: «La responsabilità è individuale, non si metta sotto accusa un’intera comunità religiosa»

ROMA – Distinguere le responsabilità individuali dall’appartenenza religiosa, senza trasformare fatti di cronaca e comportamenti personali in un’accusa contro tutti i musulmani. È l’appello dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia, che in una nota esprime preoccupazione per le generalizzazioni presenti nel dibattito pubblico e in una parte dell’informazione, chiedendo precisione nel racconto dei fatti e rispetto della dignità delle persone.

«Non chiediamo immunità dalla critica e non vogliamo sottrarre nessuno al giudizio sui propri comportamenti. Chiediamo il contrario: che ciascuno risponda di ciò che fa e che nessuna fede venga trasformata nel capo d’accusa contro milioni di persone», dichiara il presidente dell’UCOII, Yassine Baradai.

L’organizzazione ribadisce che l’Islam, le associazioni islamiche e le scelte dei loro rappresentanti possono essere oggetto di critica, anche dura, e che la libertà di espressione e di stampa deve essere tutelata senza ambiguità. Il punto sollevato riguarda il passaggio dalla valutazione di fatti e responsabilità precise a una rappresentazione indistinta di un’intera comunità come minaccia.

Secondo l’UCOII, ricondurre automaticamente una condotta individuale alla religione sostituisce l’analisi dei fatti con gli stereotipi e alimenta una presunzione di colpa legata alla fede. Nella nota viene contestato anche l’uso di narrazioni che descrivono la partecipazione civile come infiltrazione o una richiesta di diritti come imposizione, contribuendo, nella valutazione dell’Unione, a costruire un sospetto collettivo.

Da qui la richiesta rivolta al mondo dell’informazione di verificare, contestualizzare e distinguere le condotte personali dalle identità collettive. Alla politica l’organizzazione chiede di non utilizzare l’islamofobia come strumento di consenso e di non trasformare cittadini, famiglie, lavoratori e giovani in bersagli della propaganda.

L’appello coinvolge anche le istituzioni e la società civile, invitate a respingere ogni estremismo, tanto religioso quanto culturale. Per l’UCOII, presentare la diversità come un pericolo e riconoscere una sola identità culturale come legittimata ad appartenere al Paese indebolisce la convivenza e favorisce l’esclusione.

L’Unione annuncia che continuerà a intervenire nel confronto pubblico e, quando ne ricorreranno i presupposti, nelle sedi deontologiche e giuridiche competenti, valutando i singoli casi nel rispetto della libertà di espressione.

«Generalizzare non rende l’Italia più sicura; la divide», sottolinea Baradai. «La responsabilità individuale, la precisione delle parole e il rispetto della dignità umana sono la base di una convivenza libera e matura».