Fondi agricoli e diritti dei lavoratori, la Flai Cgil: «No a passi indietro contro il caporalato»

ROMA – I finanziamenti europei all’agricoltura devono restare legati al rispetto dei diritti dei lavoratori. È la richiesta della Flai Cgil, che con il segretario generale Giovanni Mininni esprime contrarietà alla prospettiva di eliminare la condizionalità sociale dalla Politica agricola comune, definendola «un passo indietro inaccettabile».

La presa di posizione arriva in vista del convegno organizzato dal sindacato il 4 novembre per i dieci anni della legge 199 del 2016 contro lo sfruttamento lavorativo e il caporalato. Al centro dell’appuntamento ci saranno buone pratiche, criticità e prospettive del contrasto agli abusi.

Secondo Mininni, la condizionalità sociale, introdotta nella PAC nel 2021, afferma un principio essenziale: «I fondi pubblici europei non devono finanziare chi sfrutta il lavoro». Il segretario generale contesta la decisione attribuita dal sindacato al Consiglio dei ministri dell’Unione europea e avverte che un arretramento su questo terreno rischierebbe di indebolire il legame tra aiuti e rispetto delle norme sulle condizioni di lavoro, sulla sicurezza e sulla salute.

La Flai richiama inoltre le conseguenze della concorrenza sleale per le imprese che applicano i contratti e rispettano gli obblighi contributivi. Lo sfruttamento, sottolinea il sindacato, colpisce in particolare lavoratori migranti e stagionali, mentre gli infortuni e le morti legate al caldo nei campi rendono urgente l’effettiva applicazione delle tutele.

Il convegno del 4 novembre sarà quindi l’occasione per ribadire la richiesta di mantenere la protezione del lavoro al centro delle politiche agricole. «Difendere la condizionalità sociale significa difendere la dignità di chi lavora la terra e porta il cibo ogni giorno sulle nostre tavole», conclude Mininni.