ROMA – Lasciare il lavoro a 64 anni con almeno 36 anni di contributi: è l’ipotesi di flessibilità pensionistica sostenuta dalla Lega nel confronto sulla manovra 2027. Una proposta ancora da definire, che non costituisce al momento un nuovo diritto al pensionamento e potrebbe comportare un assegno più basso.
Il fondo previsto per la flessibilità avrebbe una dotazione di 850 milioni di euro. Restano però da stabilire la platea dei beneficiari, le condizioni di accesso e la compatibilità della misura con le risorse disponibili.
Uno dei punti decisivi riguarda i lavoratori che hanno iniziato a versare contributi prima del 1996. L’eventuale apertura a questa categoria potrebbe essere accompagnata dal ricalcolo interamente contributivo della pensione, con effetti diversi a seconda della storia lavorativa e previdenziale individuale.
La somma tra età e contributi richiamerebbe una nuova “Quota 100”, ma con requisiti differenti rispetto alla misura introdotta nel 2019, che prevedeva almeno 62 anni di età e 38 di contributi. Anche per questo sarà necessario attendere il testo definitivo prima di individuare chi potrebbe effettivamente accedere all’uscita anticipata.
La possibilità di pensionarsi a 64 anni esiste già, entro specifici limiti, per chi ha iniziato a versare contributi dal 1996. Nel 2026 il canale anticipato contributivo richiede almeno 20 anni di contribuzione effettiva e un assegno iniziale pari ad almeno tre volte l’assegno sociale. La soglia scende a 2,8 volte per le donne con un figlio e a 2,6 volte per quelle con almeno due figli. È inoltre prevista una finestra di tre mesi.
Le disposizioni attualmente previste per questo canale indicano requisiti di 64 anni e un mese di età e 20 anni e un mese di contributi nel 2027, destinati a salire rispettivamente a 64 anni e tre mesi e 20 anni e tre mesi nel 2028.
Per la nuova proposta resta centrale il rapporto tra anticipo e importo della pensione. Un’uscita prima dal lavoro significa meno contributi accumulati e, nel sistema contributivo, un diverso coefficiente di trasformazione. L’eventuale ricalcolo aggiungerebbe un ulteriore elemento da valutare: prima di parlare di convenienza serviranno regole definitive e simulazioni riferite al singolo lavoratore.