Il calcio italiano piange Sandro Mazzola, morto all’età di 83 anni. La notizia della scomparsa è stata diffusa poco dopo la mezzanotte. A novembre avrebbe compiuto 84 anni. Bandiera dell’Inter e protagonista di una delle stagioni più luminose della Nazionale, lascia un’impronta indelebile nella storia dello sport italiano.
Figlio di Valentino Mazzola, leggendario capitano del Grande Torino scomparso nella tragedia di Superga, Sandro riuscì a costruire una carriera straordinaria, andando oltre il peso di un cognome già entrato nel mito. Nato a Cassano d’Adda l’8 novembre 1942, fu scoperto da Benito Lorenzi e crebbe nel settore giovanile nerazzurro sotto la guida di Giuseppe Meazza.
Esordì in Serie A il 10 giugno 1961, nella celebre partita persa dall’Inter per 9-1 contro la Juventus, segnando su calcio di rigore l’unica rete nerazzurra. Con Helenio Herrera divenne poi uno dei pilastri della Grande Inter, distinguendosi per tecnica, intelligenza tattica, visione di gioco e capacità realizzativa.
Mazzola indossò esclusivamente la maglia dell’Inter per tutta la sua carriera, conclusa nel 1977. Con il club milanese totalizzò 572 presenze e 162 reti, conquistando quattro scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali.
Fondamentale anche il suo contributo alla Nazionale italiana, con la quale raccolse 70 presenze e realizzò 22 gol. Vinse il Campionato Europeo del 1968 e raggiunse la finale dei Mondiali del 1970 in Messico, dopo la storica vittoria per 4-3 contro la Germania Ovest. Rimase celebre la “staffetta” con Gianni Rivera, simbolo di una rivalità sportiva che divise e appassionò l’Italia.
Terminata l’attività agonistica, continuò a lavorare nel mondo del calcio come dirigente, collaborando con Inter, Genoa e Torino. Durante la sua esperienza nella dirigenza nerazzurra contribuì anche all’arrivo di Ronaldo “Il Fenomeno” nell’estate del 1997.
Con Sandro Mazzola scompare non soltanto un grande campione, ma uno degli ultimi testimoni di un calcio entrato nella memoria collettiva del Paese. Un uomo capace di raccogliere un’eredità immensa e di trasformarla in una storia personale altrettanto leggendaria.