Esteri – Torna a salire la tensione tra Iran e Stati Uniti sul controllo dello strategico Stretto di Hormuz, snodo fondamentale per il traffico energetico globale. Nel 51° giorno di guerra, Teheran ha annunciato una nuova chiusura del passaggio marittimo in risposta al blocco navale imposto da Washington ai propri porti.
La decisione arriva dopo una breve riapertura legata alla tregua temporanea in Libano, segnale della fragilità degli equilibri nella regione. Secondo fonti iraniane, lo stretto è tornato sotto il “pieno controllo” delle forze armate, che ne gestiscono rigidamente il traffico.
Al centro dello scontro resta il blocco navale statunitense, che gli Stati Uniti intendono mantenere fino al raggiungimento di un accordo complessivo, in particolare sul dossier nucleare iraniano. Una posizione che continua a irrigidire Teheran e a mettere a rischio il cessate il fuoco.
Il presidente americano Donald Trump, parlando ai giornalisti a bordo dell’Air Force One, ha però espresso un cauto ottimismo sull’esito dei negoziati: “Mi aspetto che le cose vadano bene”, ha dichiarato, sottolineando come diversi punti siano già stati discussi e in parte concordati.
Trump ha ribadito la linea rossa degli Stati Uniti: impedire all’Iran di dotarsi di un’arma nucleare, definita una priorità assoluta rispetto a ogni altra questione. Allo stesso tempo, ha escluso concessioni sul fronte delle sanzioni e del blocco navale, elemento che continua ad alimentare la reazione iraniana.
La chiusura dello Stretto di Hormuz – attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale – rappresenta un fattore di forte instabilità internazionale, con possibili ripercussioni immediate sui mercati energetici e sugli equilibri geopolitici.
Il quadro resta estremamente fluido: mentre da un lato proseguono i contatti diplomatici, dall’altro sul terreno si moltiplicano segnali di escalation, rendendo incerto il futuro della tregua e dell’intero scenario mediorientale.

