Direttore Angelo Londrillo, responsabile settore giovanile Pescara Calcio, risponde alle mie domande:
Ricordo che quando frequentavo io le scuole calcio da bambino, si passavano quasi i due terzi dell’allenamento su nozioni tattiche e analitiche, relegando la partitella a “premio” finale. Oggi si accusa proprio questo approccio di aver ucciso la creatività e il dribbling. Il Pescara è storicamente una piazza che esalta la tecnica individuale: qual è il vostro metodo di allenamento per i più piccoli? Puntate a formare un giocatore inquadrato o lasciate spazio all’istinto puro?
“È vero, i tempi sono cambiati, le generazioni sono cambiate e noi adulti dobbiamo adattarci a loro il più possibile. Dalla nostra attività di base iniziamo a lavorare in un certo tipo di modo, preselezionando i gruppi. Cerchiamo di allenare tanto e migliorare i duelli, non solo l’uno contro uno, ma anche il due contro uno, il tre contro due o il due contro due. La nostra filosofia tende a essere questa, mettendoci dentro più esperienze possibili anche fuori dal nostro guscio di Pescara e provincia, e dalla nostra regione Abruzzo, per riempire il più possibile lo zaino di ogni bambino confrontandoci con altre realtà importanti. Non disdegniamo assolutamente l’approccio analitico, riteniamo che ogni approccio possa portare qualcosa al singolo e al gruppo, ma la nostra direzione è ben precisa.”
Oggi si ha la netta percezione che il sistema giovanile italiano scarti i ragazzini tecnicamente dotati ma in ritardo di sviluppo, privilegiando i centimetri per vincere i campionati Under 15. Voi a Pescara avete lanciato Marco Verratti, un talento immenso dal fisico minuto. Nel calcio giovanile italiano di oggi, un tredicenne con il fisico di Verratti rischierebbe di essere scartato per fare spazio a un ragazzo più grosso ma meno tecnico?
“Questo è un argomento molto importante. Io definisco i campionati Under 15 e Under 14 come campionati ‘ingannevoli’, perché non ti danno la reale percezione di quello che può essere un ragazzo, in quanto la componente della fisicità e della precocità a volte ha la meglio. Noi qui abbiamo diversi esempi di ragazzi che hanno fatto un po’ più di fatica ma che non abbiamo mollato, e in questo biennio stanno raccogliendo i frutti. Marco Verratti personalmente non l’ho conosciuto nel suo percorso giovanile, ma un altro esempio è Lucas Torreira, che non ha fatto la trafila col settore giovanile ma è arrivato in età di Primavera per poi essere accompagnato in un percorso da grandi. Il Pescara, anche da un punto di vista economico, è uno dei club che ha ricavato di più da ragazzi di non grande fisicità. Salvo ruoli specifici dove il calcio moderno impone certe riflessioni, come il portiere o i difensori centrali, sugli altri ruoli del campo vince la regola che devi essere bravo a giocare a calcio.”
Pescara è da sempre la culla del calcio offensivo e spettacolare. Tuttavia, guardando alla Nazionale, da quando l’Italia ha iniziato a inseguire spasmodicamente l’estetica e il “bel gioco” non ci qualifichiamo ai Mondiali per la terza edizione consecutiva. Considerando che la nostra storia è basata su una solida fase difensiva, un saper soffrire e marcature feroci, non crede che – a livello di sistema Paese – sia arrivato il momento di fare un passo indietro e ricominciare a insegnare nei vivai le basi sacre della nostra identità, a partire dalla tecnica difensiva?
“Nell’immaginario popolare, giustamente, c’è il Pescara Galeoniano e il Pescara Zemaniano, due stampi di calcio votati all’attacco. Così come è altrettanto vero che l’italiano era conosciuto come un difensore arcigno ancor prima che per una vocazione offensiva, e sono d’accordo. Adesso si fa fatica a trovare difensori centrali di vecchio stampo, difensori centrali puri, ed è una difficoltà proprio italiana in questa specificità di ruolo. Ci sono buoni giocatori, sicuramente con meno marcatori di un tempo. Quando prima parlavo di duelli, il duello vale per il giocatore d’attacco ma vale tanto anche per il giocatore che deve difendere: non farsi superare dall’uomo, ‘sentire’ l’uomo, toccare l’uomo, a volte perché no anche fargli fallo. Adesso si tende a scappare sempre dietro e ad avere sempre meno contatto.”
Il Pescara rappresenta un’eccellenza assoluta: pur con budget diversi rispetto alle big di Serie A, il vostro vivaio sforna continuamente talenti per il professionismo. Qual è il segreto per mantenere questo standard? E qual è, oggi, l’ostacolo mentale o strutturale più grande che un vostro talento incontra nel “salto” dalla Primavera alla Prima Squadra (in Serie C o B)?
“Intanto vi ringrazio per aver usato questa frase, ‘eccellenza assoluta’, a noi fa molto, molto piacere. Un segreto vero e proprio non c’è da potervi dire, ci sono alcune componenti che sicuramente ci aiutano e ci inorgogliscono, perché avere la continuità per noi è importante. Poter avere la possibilità di allenarci in un centro sportivo è importante, così come la filosofia del club: il fatto che il Presidente, la società, e il Direttore Sportivo Pasquale Foggia amino il settore giovanile e credano in noi, ci consente di lavorare bene. Gli ostacoli mentali ci sono e ce ne possono essere diversi, forse qualche ostacolo c’è più sotto che nel salto dalla Primavera alla Prima Squadra, che sono salti che ponderiamo sempre bene, ma ci sono sicuramente delle difficoltà dettate dal fatto che spesso le strutture fisiche sono ancora da completarsi quando si confrontano con atleti adulti.”
In chiusura, il Direttore ha tenuto ad aggiungere una riflessione personale:
“Sono sicuramente dei ringraziamenti non di circostanza ma veri, perché se ci è permesso di far calcio su buoni livelli lo dobbiamo a Daniele Sebastiani, a Marco Tortora, che è il presidente del settore giovanile, e al Direttore Sportivo Pasquale Foggia. Pasquale Foggia è veramente molto attaccato al settore giovanile: lui stesso ha un’importante scuola calcio su Napoli, la SD Pasquale Foggia, e questo ci consente di avere una società e una direzione tecnica che è tutt’uno con la prima squadra. Ritengo che sia super importante questa situazione che abbiamo. L’altro aspetto è che per me, essendo di Pescara e rappresentando questo club per il quattordicesimo anno consecutivo, è un grande orgoglio. È un grande amore e una grande passione che cerco, nella quotidianità, di tramandare ai tanti addetti: allenatori, collaboratori, preparatori e accompagnatori che riempiono sia il nostro settore giovanile che la nostra attività di base.”
In chiusura di questo articolo, desidero rivolgere un sentito ringraziamento al Direttore Angelo Londrillo per la grande disponibilità e a Massimo Mucciante per avermi messo tempestivamente in contatto con lui. Un ringraziamento speciale va a tutto il sistema del Pescara Calcio: oltre a confermarsi un’eccellenza straordinaria nello sfornare costantemente nuovi talenti, rispondendo a queste domande in maniera così trasparente hanno dimostrato una grandissima professionalità e un profondo rispetto verso i giornalisti che si interessano alla loro realtà.

