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Innovazione medica, in Argentina oltre mille interventi chirurgici laser alla clinica Andina di Mendoza

MENDOZA (Argentina)  – A Mendoza, in Argentina, i dottori Rodrigo e Gastón López Fontana proseguono l’opera del padre con oltre 1.000 interventi eseguiti con tecnologia laser e un riconoscimento che ha ormai oltrepassato i confini nazionali.

Ci sono storie che nascono attorno a un tavolo di famiglia e finiscono per cambiare la vita delle persone. Quella dei fratelli López Fontana è una di queste. A Mendoza, ai piedi della Cordigliera delle Ande, dove le montagne sembrano custodire ogni decisione importante, due medici urologi portano avanti la clinica fondata dal padre con impegno, lungimiranza e una profonda passione per la medicina.

La Clínica Andina de Urología è nata nel 2011 grazie al dottor Daniel López Laur, specialista in urologia, che insieme ai figli, i dottori Rodrigo e Gastón López Fontana, ha costruito una struttura oggi considerata un punto di riferimento nazionale nella chirurgia mini-invasiva per il trattamento dei calcoli renali, distinguendosi come pioniera nell’introduzione del laser a olmio nella provincia di Mendoza. Nel 2024 il dottor Daniel è venuto a mancare, lasciando un vuoto enorme ma anche un’eredità ancora più grande. Ogni intervento che oggi viene eseguito rappresenta anche un silenzioso omaggio a chi ha indicato loro la strada.

Situata in Calle Chile 865, nel cuore della città di Mendoza, la Clínica Andina accoglie pazienti alla ricerca di una soluzione definitiva e poco invasiva per la calcolosi urinaria. Ne abbiamo parlato con il dottor Rodrigo López Fontana, direttore della struttura, che ci ha accolti con la cordialità di chi è abituato a spiegare argomenti complessi con parole semplici.

Com’è stato crescere con un padre dedicato all’urologia e in che modo questa esperienza vi ha preparati a raccoglierne l’eredità?

In un modo o nell’altro nostro padre ha influenzato sia me sia mio fratello Gastón. Fin da piccoli entrambi eravamo affascinati dalla medicina e avevamo già deciso che sarebbe stato il nostro percorso. Papà ci ha sempre sostenuti e guidati, senza farci mai mancare nulla: libri, strumenti di studio e tutto ciò di cui avevamo bisogno per formarci.

Durante la specializzazione, mio fratello ha scelto Buenos Aires mentre io Córdoba. In quegli anni il sostegno economico della famiglia è fondamentale, soprattutto quando si studia lontano dalla propria provincia. Lui è sempre stato al nostro fianco ed è stato, senza alcun dubbio, il nostro principale punto di riferimento.

Come avete deciso di fondare la Clínica Andina de Urología?

Una volta conclusa la specializzazione, io e mio fratello abbiamo deciso, con grande impegno, di fondare la clinica insieme a nostro padre nel 2011. Lui ne è stato il direttore fin dall’inizio. I primi anni non sono stati semplici, ma poco alla volta siamo cresciuti costantemente. Abbiamo sempre lavorato sotto la sua guida, costruendo però anche il nostro percorso.

Purtroppo papà è scomparso nel 2024. È stato un momento estremamente doloroso, perché tutto ciò che avevamo costruito insieme ha dovuto inevitabilmente cambiare da un giorno all’altro.

Assumere la guida di una struttura fondata da vostro padre non deve essere stato semplice. Come avete affrontato quel momento sul piano personale e professionale e cosa significa oggi onorarne il nome?

Portiamo avanti l’eredità della clinica e anche quella dei suoi pazienti, che continuiamo a seguire ogni giorno. Molti di loro sono stati curati da nostro padre per tutta la vita e continuano ad affidarsi a noi. Sapere quanto fosse stimato e apprezzato è motivo di grande orgoglio.

A me è spettato il ruolo di direttore della clinica, sia perché sono il fratello maggiore, sia perché mi sono sempre occupato della parte organizzativa e amministrativa insieme a papà. Mio fratello, invece, si dedica principalmente all’attività clinica e chirurgica e non ha mai avuto particolare interesse per la gestione della struttura. Ognuno ha trovato il proprio ruolo.

Oggi la Clínica Andina è un punto di riferimento in urologia non solo a Mendoza ma in tutta l’Argentina, grazie al suo ruolo pionieristico nella chirurgia intrarenale retrograda con laser. Quali sono stati i fattori che vi hanno portato a questo riconoscimento?

Con il tempo siamo diventati un punto di riferimento nella nostra provincia, trattando un numero crescente di pazienti e risolvendo anche casi complessi senza particolari complicazioni. Questo ci ha spinti a dedicarci sempre di più alla chirurgia flessibile con laser.

Appena due settimane fa abbiamo raggiunto il traguardo dei nostri primi 1.000 interventi con laser, un risultato che ci rende molto orgogliosi. Le prime pubblicazioni scientifiche risalgono al 2018, presentate durante congressi nazionali argentini. Successivamente abbiamo portato i nostri risultati anche nei congressi europei. È stato un cambiamento radicale nel trattamento dei calcoli renali e continua ancora oggi a rappresentare l’evoluzione più significativa.

Questa patologia colpisce più gli uomini o le donne?

Per quanto riguarda l’incidenza della calcolosi renale, la differenza tra uomini e donne non è particolarmente marcata, né lo è rispetto alle fasce d’età più colpite. Si stima che circa il 10% della popolazione mondiale sviluppi calcoli renali nel corso della vita, anche se il dato può variare a seconda delle aree geografiche.

La patologia è più frequente nei Paesi con clima caldo, dove la disidratazione favorisce la formazione dei calcoli. Esiste una lieve maggiore incidenza negli uomini, dovuta a fattori ormonali e al metabolismo dell’ossalato, sostanza che insieme al calcio costituisce i calcoli più comuni. Si tratta però di una semplice tendenza, non di una differenza significativa.

Avete introdotto il laser a olmio, una tecnologia che fino al 2017 non era disponibile a Mendoza. Come siete arrivati a questa scelta?

La chirurgia laser per il trattamento dei calcoli renali ha iniziato a diffondersi nel mondo tra il 2009 e il 2010, espandendosi progressivamente. Noi siamo stati i primi a introdurla a Mendoza.

Grazie alla formazione continua e alla partecipazione ai congressi internazionali abbiamo avuto modo di conoscere questa tecnica, verificarne l’efficacia, la sicurezza e i vantaggi per il paziente. Così, nel 2017, abbiamo deciso di investire nell’acquisto delle apparecchiature.

È stato un investimento molto importante. La clinica aveva appena compiuto cinque anni e abbiamo deciso di scommettere sul futuro. Con i nostri risparmi e grazie a finanziamenti siamo riusciti ad acquistare una tecnologia molto costosa e delicata. Io ho seguito un percorso di formazione in Cile per apprendere la tecnica. Successivamente il collega urologo di Buenos Aires, il dottor Mariano González, che consideriamo il nostro mentore, ci ha affiancati nei primi interventi. In seguito è arrivato anche il dottor Silva dal Cile. Poco alla volta, vedendo gli ottimi risultati e la soddisfazione dei pazienti, siamo cresciuti in piena autonomia.

Molte persone non conoscono queste procedure e temono le incisioni chirurgiche. Può spiegarci come funziona questa tecnica?

La procedura si chiama ureteroscopia flessibile con laser a olmio, nota anche come chirurgia intrarenale retrograda. Si tratta di un intervento endoscopico, quindi eseguito attraverso gli orifizi naturali del corpo, in questo caso l’uretra, il canale attraverso il quale uomini e donne urinano.

Introduciamo una piccola telecamera fino alla vescica e, utilizzando uno strumento flessibile dotato di videocamera all’estremità, raggiungiamo l’uretere e il rene. Le immagini vengono trasmesse su un monitor e, una volta individuato il calcolo, utilizziamo un laser che passa attraverso lo strumento per frammentarlo fino a ridurlo in minuscole particelle, grandi al massimo uno o due millimetri, simili a granelli di sabbia. Non sono necessarie incisioni né punti di sutura e il recupero è decisamente più rapido.

Quale cambiamento concreto ha rappresentato questa tecnica per i pazienti affetti da calcolosi urinaria?

Questa metodica ha rivoluzionato completamente il trattamento dei calcoli urinari. Un tempo si ricorreva alla chirurgia a cielo aperto, oggi praticamente scomparsa. Esistono ancora gli interventi percutanei, attraverso la cute, ma sono procedure più invasive. L’ureteroscopia flessibile con laser ha cambiato la storia della calcolosi.

Le tecnologie e i sistemi laser sono in continua evoluzione e migliorano costantemente. Per questo è fondamentale rimanere sempre aggiornati, seguire il lavoro dei migliori centri internazionali, rinnovare le apparecchiature, partecipare a congressi nazionali e internazionali, leggere la letteratura scientifica e osservare nuove procedure. È un percorso di crescita che non finisce mai.

Come si svolge il percorso del paziente, dal momento dell’arrivo in clinica fino al rientro a casa?

Il paziente viene ricoverato al mattino e viene dimesso nel pomeriggio. Il decorso post-operatorio è generalmente molto tranquillo e, nella maggior parte dei casi, dopo circa 48 ore è già possibile riprendere le normali attività quotidiane con il problema definitivamente risolto.

In un contesto in cui la medicina incontra talvolta difficoltà nella comunicazione con il paziente, voi insistete molto sull’importanza del rapporto umano. Perché questo aspetto è così centrale per voi?

La Clínica Andina è una struttura di dimensioni contenute e questo ci permette di offrire un’assistenza realmente personalizzata. Siamo sempre presenti: incontriamo il paziente prima dell’intervento, lo seguiamo durante tutta la degenza e siamo al suo fianco anche al momento della dimissione. In questo modo il paziente si sente accompagnato e sostenuto.

Credo che sia proprio questo a fare la differenza: spiegare con chiarezza l’intervento, illustrare come sarà il recupero ed essere sempre disponibili. È ciò che ci distingue dalle grandi cliniche o dagli ospedali, dove il rapporto con il medico tende spesso a essere più distaccato. La comunicazione diretta tra medico e paziente è fondamentale. È ciò che rende tutto più sereno e, soprattutto, più umano.

Francisco Vidal Sierra

 

La Clínica Andina de Urología de Mendoza Argentina supera las 1.000 cirugías con láser

Desde Mendoza, Argentina, los doctores Rodrigo y Gastón López Fontana continúan la obra de su padre con más de 1.000 cirugías con láser y un reconocimiento que traspasa fronteras.

Hay historias que nacen en una mesa familiar y terminan salvando vidas. La de los hermanos López Fontana es una de ellas. En Mendoza, al pie de los Andes, donde la cordillera parece custodiar cada decisión importante, dos médicos urólogos llevan adelante una clínica que su padre fundó con esfuerzo, visión y amor por la medicina.

La Clínica Andina de Urología nació en 2011 de la mano del Dr. Daniel López Laur, un especialista en urología que, junto a sus hijos, los Dres. Rodrigo y Gastón López Fontana, construyeron una institución que hoy es referencia nacional en cirugía mínimamente invasiva para el tratamiento de cálculos renales, siendo pionera en la implementación del láser Holmium en la provincia de Mendoza. En 2024, el Dr. Daniel falleció, dejando un vacío enorme y un legado aún más grande. Cada cirugía que realizan es, también, un homenaje silencioso a quien les enseñó el camino.

Ubicada en Chile 865, en el corazón de Mendoza Capital, la Clínica Andina recibe pacientes que buscan una solución definitiva y de baja invasión para la litiasis urinaria. Conversamos con el Dr. Rodrigo López Fontana, director de la institución, quien nos recibió con la calidez de quien está acostumbrado a explicar asuntos difíciles con palabras simples.

¿Cómo fue crecer con un padre dedicado a la urología, y de qué manera eso los preparó para continuar su legado?

De alguna u otra manera, nuestro padre fue influyendo en mi hermano Gastón y en mí. Si bien a los dos siempre nos gustó la medicina desde temprana edad, creo que lo teníamos bastante decidido: íbamos a estudiar medicina. Papá también siempre nos ayudó y nos guio en el camino. Nunca nos faltó nada, ya sean libros o todo lo que necesitábamos para estudiar.

En la etapa de nuestra residencia, mi hermano eligió hacerla en Buenos Aires y yo en Córdoba. Cuando un profesional hace su especialidad, necesita siempre un apoyo económico de los padres, porque no se puede solventar solo, sobre todo cuando lo hacés en un lugar que no es tu provincia. Así que él siempre nos apoyó en eso, y ha sido un referente para nosotros, sin ninguna duda.

¿Cómo decidieron crear la Clínica Andina de Urología?

Cuando volvimos con mi hermano de hacer la especialidad, con mucho esfuerzo decidimos fundar la clínica en el año 2011 junto a nuestro padre, quien fue el director. Al principio nos costó, claro, pero después fuimos creciendo cada día más. Siempre “debajo del ala” de nuestro padre, pero haciendo nuestro camino.

Papá falleció, lamentablemente, en 2024. Eso para nosotros fue, sin duda, muy doloroso y muy triste, porque todo lo que hicimos juntos, de un día para el otro, tuvo que cambiar.

Tomar las riendas de una institución que su padre fundó no debe haber sido una decisión sencilla. ¿Cómo atravesaron ese momento personal y profesional, y qué significa honrar su nombre cada día en la clínica?

Seguimos teniendo el legado de la institución y también de sus pacientes, a quienes hoy atendemos a diario. Pacientes que se atendieron con él toda la vida, hoy siguen con nosotros y siempre es un orgullo saber cuánto lo quisieron.

A mí me tocó continuar el rol de director de la clínica, porque soy el mayor de los dos hermanos y también porque me gusta la parte administrativa; siempre lo hice en paralelo con papá. Mi hermano se dedica fundamentalmente a la parte médica, y nunca le interesó el manejo institucional. Cada uno encontró su lugar.

Hoy la Clínica Andina es referencia en urología no solo en Mendoza, sino a nivel nacional, por ser pionera en la cirugía intrarrenal retrógrada con láser. ¿Qué factores los distinguen y qué formación los llevó a ese reconocimiento?

De alguna manera empezamos a ser referentes en Mendoza, a tener más pacientes y a resolver casos sin ninguna situación complicada. Así que nos fuimos embarcando cada vez más en la cirugía flexible con láser.

Hace apenas dos semanas cumplimos nuestros primeros 1.000 casos con láser, así que estamos muy contentos. Las primeras publicaciones las hicimos en 2018, en congresos argentinos. Después llevamos nuestros resultados a congresos europeos también, y sin duda fue un cambio radical en la manera de tratar los cálculos. Y lo sigue siendo.

¿Esta patología se presenta más en varones que en mujeres?

Con respecto a la incidencia de cálculos, la diferencia entre hombres y mujeres no es tan marcada, ni tampoco en los picos de edad. Sí se sabe bien que aproximadamente el 10% de la población mundial sufre de cálculos renales, aunque puede variar un poco según la región.

Es fundamentalmente más frecuente en países donde el clima es más cálido, porque la deshidratación favorece su formación. Existe una tendencia a ser algo más frecuente en varones por una cuestión hormonal y por el metabolismo del oxalato, que es el componente que acompaña al calcio en los cálculos más comunes. Pero no es una diferencia grande; es, simplemente, una tendencia.

Ustedes incorporaron el Láser Holmium, una tecnología que hasta 2017 no estaba disponible en Mendoza. ¿Cómo llegaron a ella?

La cirugía con láser para cálculos renales empieza a aparecer en el mundo entre los años 2009 y 2010, y de a poco fue creciendo en todo el mundo. Nosotros fuimos pioneros en Mendoza. A través de capacitaciones y participaciones en congresos internacionales uno va conociendo el procedimiento, verificando que la técnica es muy buena, válida, replicable y con muchos beneficios para el paciente. En 2017 decidimos dar ese salto y adquirir el equipamiento.

Fue una inversión muy importante. En ese momento cumplíamos cinco años de la clínica y decidimos apostar. Con ahorros y préstamos nos encaminamos a comprar la aparatología, que era muy costosa y delicada. Yo realicé una formación en Chile para aprender la técnica. Después, un colega urólogo de Buenos Aires, el Dr. Mariano González, a quien llamamos nuestro mentor, vino a participar en los primeros casos de la clínica. En la segunda tanda, llegó otro mentor desde Chile, el Dr. Silva. Y de a poco, viendo que nos iba bien, que la satisfacción era buena y que los pacientes resolvían sus problemas, empezamos a crecer solos.

 

Mucha gente desconoce cómo se realizan estas intervenciones y tiene miedo por las incisiones. ¿Puede explicarnos cómo funciona la técnica?

La técnica se llama ureteroscopía flexible con láser Holmium, también conocida como cirugía intrarrenal retrógrada. Es una cirugía endoscópica, lo que significa que ingresamos por orificios naturales del cuerpo, en este caso la uretra, que es el conducto por el cual orinamos tanto varones como mujeres.

Ingresamos con una pequeña cámara hacia la vejiga, y desde allí ascendemos con ese mismo instrumento flexible que tiene una cámara en la punta hacia el uréter y el riñón. El equipo traslada las imágenes a una pantalla, y cuando nos enfrentamos al cálculo, utilizamos un láser que sale por el interior de la camarita para pulverizarlo en fragmentos tan pequeños como arenilla. Son partículas de uno o dos milímetros, como máximo. No hay cortes, no hay puntos. La recuperación es mucho más rápida.

¿Qué cambio real significó esto para los pacientes con litiasis urinaria?

Esta técnica vino a cambiar completamente el tratamiento de los cálculos. Hace muchos años se realizaban cirugías abiertas; hoy ya no se hacen más. También existen las cirugías percutáneas, a través de la piel, que son algo más agresivas. Pero la ureteroscopía flexible con láser cambió la historia de la litiasis.

Hoy los equipos y los láseres se modernizan constantemente, cada vez son mejores, y esto avanza día a día. De lo que se trata es de estar a la vanguardia: seguir lo que hacen los mejores centros del mundo, actualizar el equipamiento, asistir a congresos nacionales e internacionales, leer revistas científicas, ver procedimientos. Es un trabajo que no termina nunca.

¿Cómo es el proceso para un paciente, desde que llega a la clínica hasta que se va a su casa?

El paciente ingresa por la mañana y se va por la tarde. El postoperatorio es tranquilo, y generalmente a las 48 horas ya puede retomar sus actividades normales, con el problema resuelto.

En un ámbito donde la medicina a veces presenta barreras en la comunicación, ustedes insisten en el trato cercano con el paciente. ¿Por qué ese componente humano es tan importante para ustedes?

En la Clínica Andina somos una institución de tamaño humano, y eso nos permite dar una contención real al paciente. Estamos siempre presentes, vemos al paciente antes de entrar al quirófano, estamos en contacto con él durante toda su internación y también en el momento del alta. El paciente se siente acompañado, contenido.

Creo que eso marca la diferencia como explicarle bien el procedimiento, decirle cómo va a ser su recuperación, estar disponible. Eso nos distingue de las grandes clínicas u hospitales, donde la relación suele ser más fría y el contacto con el médico es menor. Siempre debe existir esa comunicación directa entre médico y paciente. Es lo que hace que todo resulte más confortable, y también, más humano.

Francisco Vidal Sierra

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