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San Carlo Acutis in prima serata: la luce di una vita semplice arriva nelle case degli italiani

ROMA – La storia di San Carlo Acutis è arrivata ieri sera, domenica 27 settembre, nelle case degli italiani con Il mio nome è Carlo, il film televisivo trasmesso in prima serata su Canale 5. Il racconto, diretto da Giacomo Campiotti e interpretato da Samuele Carrino, ripercorre attraverso il linguaggio della fiction la breve vita del giovane santo. 

La narrazione prende anche strade romanzate, ma lascia emergere ciò che rende Carlo così vicino ai nostri tempi. Era un adolescente con la passione per l’informatica, la scuola e le amicizie; una persona capace, nella quotidianità, di prestare attenzione a chi rischiava di sentirsi solo o escluso. Il film affida a gesti e incontri questa dimensione della sua vita, cercando di raccontare una fede vissuta nel rapporto con gli altri. 

È anche per questo che la sua storia parla a chi ogni giorno vive connesso. Carlo usò le proprie capacità informatiche per condividere contenuti sulla fede, tra cui un progetto dedicato ai miracoli eucaristici. Davanti allo schermo, il messaggio resta attuale anche oltre la dimensione religiosa: Internet può diventare uno strumento per conoscere, aiutare e costruire legami, a seconda dell’uso che scegliamo di farne. 

Nel racconto della sua malattia, la luce di Carlo assume un significato ancora più intenso. Una leucemia lo portò alla morte il 12 ottobre 2006, quando aveva soltanto quindici anni. La serenità con cui viene ricordato non cancella il dolore di quella perdita; rende, semmai, più forte l’emozione di una vita così breve e capace di lasciare un segno. Nato a Londra nel 1991 e cresciuto a Milano, Carlo è stato proclamato santo il 7 settembre 2025.

A vent’anni dalla sua scomparsa, Il mio nome è Carlo riporta in primo piano un ragazzo che appartiene anche al nostro presente. La parte più commovente della sua storia forse sta qui: nella possibilità che la bontà si manifesti senza clamore, nell’attenzione ripetuta ogni giorno verso una persona, e che persino uno schermo possa servire a far arrivare più lontano un gesto di bene.

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