ROMA – Il 10 ottobre la Chiesa ricorda san Daniele Comboni, il missionario e vescovo che dedicò la propria vita all’evangelizzazione dell’Africa e alla lotta contro la schiavitù. La ricorrenza coincide con l’anniversario della sua morte, avvenuta a Khartoum, in Sudan, nel 1881: nel 2026 sono trascorsi 145 anni dalla scomparsa.
Nato il 15 marzo 1831 a Limone sul Garda, nel Bresciano, in una famiglia di contadini, Comboni si formò a Verona nell’istituto fondato da don Nicola Mazza. Ordinato sacerdote nel 1854, partì per la prima missione africana nel 1857. L’esperienza lo mise di fronte alle difficoltà del lavoro missionario, alle malattie e alle sofferenze delle popolazioni.
Quegli ostacoli non lo portarono ad abbandonare il progetto. Maturò invece la convinzione che fosse necessario ripensare il metodo della missione, coinvolgendo direttamente gli africani nella formazione e nella costruzione delle comunità cristiane.
Nel 1864 elaborò il “Piano per la rigenerazione dell’Africa”, sintetizzato nel principio “salvare l’Africa con l’Africa”. Al centro vi era la preparazione di persone capaci di diventare protagoniste dell’evangelizzazione e della crescita delle proprie comunità. La formazione del clero locale, dei catechisti e dei laici assumeva così un ruolo fondamentale.
La sua opera si sviluppò anche attraverso la fondazione degli istituti missionari: nel 1867 nacque a Verona quello da cui ebbero origine i Missionari Comboniani, mentre nel 1872 fondò l’istituto delle Suore Missionarie Comboniane. Comboni attribuì grande importanza alla presenza delle donne nella missione e alla collaborazione tra diverse componenti della Chiesa.
L’impegno religioso si accompagnò alla battaglia contro lo schiavismo e all’attenzione per le persone più povere e abbandonate. La missione, nella sua visione, comprendeva l’annuncio del Vangelo e la promozione della dignità umana.
Nel 1877 venne nominato vicario apostolico dell’Africa Centrale e consacrato vescovo. Tornò ancora in Africa nel 1880, per quello che sarebbe stato il suo ultimo viaggio. Morì a Khartoum il 10 ottobre dell’anno successivo, a cinquant’anni.
Giovanni Paolo II lo proclamò beato il 17 marzo 1996 e santo il 5 ottobre 2003. La ricorrenza del 10 ottobre richiama una testimonianza di fede e perseveranza, ma anche una concezione della missione fondata sulla partecipazione delle comunità locali. Il suo lascito invita a riconoscere nelle persone destinatarie dell’aiuto anche le risorse e le capacità per costruire il proprio futuro.

